Tommaso Scuffia lascia il calcio giocato. L’intervista: “Per me è stato vita, lavoro e passione”

Tommaso Scuffia, portiere maceratese classe 1991, in questi giorni ha comunicato di voler lasciare il calcio giocato a 34 anni, dopo aver collezionato oltre 300 presenze complessive tra Serie C e Serie D, nelle venti stagioni sportive passate in un campo di calcio. Dopo una lunga carriera tra i professionisti e i dilettanti, passando per settori giovanili importanti come quello della Fiorentina, lo ricordiamo nel Lecce nella stagione 2014/15, quando collezionò sei presenze in Lega Pro, giorne C, per un totale di 540 minuti.

Le emozioni di una vita di sport

Tommaso Scuffia, da qualche giorno, ha deciso quindi di salutare il calcio giocato affidandosi ad una lunga lettera sui social per spiegare le ragioni il proprio addio al calcio giocato e alle emozioni legate a questa sua scelta.

“Oggi dico addio a ciò che per me è stata vita, lavoro e passione! Lo faccio con la consapevolezza di aver dato sempre tutto me stesso in ogni squadra in cui ho giocato e di aver messo sempre prima la squadra i compagni e poi venivo io
!”. Nel saluto resta anche il rammarico per non aver potuto chiudere sul campo davanti ai suoi tifosi. La sua storia calcistica parte dalla Maceratese e passa per la Fiorentina, dove ha vissuto anche il settore giovanile. Poi Rimini, Melfi, Catanzaro, Lecce, Ancona, Roccella, San Luca, Canicattì, Favara e infine Marsala, dove nell’agosto del 2026 ha rescisso consensualmente il contratto. Nel suo messaggio d’addio al calcio giocato trovano spazio anche i ringraziamenti a società, compagni e famiglia. Scuffia chiude così un capitolo importante della sua vita, pronto ad una nuova fase della sua vita.


L’intervista

Cosa ha significato per te vestire una maglia come quella del Lecce e giocare al “Via del Mare”? Come vedi il Lecce che è al suo quinto campionato consecutivo in Serie A, tu che lo ricordi negli anni della Serie C?


Vestire la maglia del Lecce per me è stato motivo di orgoglio, in quanto è una società blasonata che in quegli anni non c’entrava nulla con la serie C. Infatti giocare a Via del Mare era come giocare in un grande stadio di serie A, sia per il tifo che per tutto il contorno. Bisogna dare merito alla dirigenza attuale perché con le proprie forze sono riusciti a mantenere la cantoria per cinque anni sperando che possano continuare a farlo.


Il ruolo del portiere si è evoluto tantissimo negli ultimi 10-15 anni, soprattutto nell’uso dei piedi. Anche nelle categorie minori si cercano portieri con questa caratteristica apparentemente non propria dei portieri. Come hai vissuto questo cambiamento sul campo? Cosa ti ha spinto a diventare un portiere?

Sì, ad oggi il ruolo del portiere è cambiato drasticamente, in quanto si cerca spesso e volentieri la tecnica con i piedi e la struttura fisica anziché le tecniche di base del portiere. La mia fortuna è stata di trovare preparatori che mi hanno sempre fatto lavorare con i piedi e quindi non ho subito questa difficoltà nel cambiamento del ruolo. Realmente non è stata una mia decisione Al 100%, perché all’inizio della mia carriera facevo l’attaccante, poi un mio dirigente del settore giovanile (Alberto Zanconi) vista la mia struttura fisica mi disse che secondo lui avrei potuto avere una carriera nel mondo del calcio facendo il portiere. Quindi gran parte del merito va anche a lui.

Il ricordo di Lecce


In quella stagione avevi compagni di squadra del calibro di Fabrizio Miccoli e Davide Moscardelli. Con quali compagni di allora sei rimasto in contatto o comunque con chi legasti in quella stagione leccese? Che ricordo hai dei tifosi giallorossi?

Eravamo una grande squadra non solo a nomi, ma anche come persone. Avevo legato in grande parte con tutti soprattutto con Caglioni e Chironi in quanto erano miei compagni di reparto, ma alla fine uscivamo spesso dopo le vittorie con gran parte del gruppo, con i vari Moscardelli, Mannini, Salvi, Papini, Di Chiara, Lepore.


Tuttora mi sento spesso ancora con qualche tifoso, siamo rimasti legati anche per via di quel episodio a Catanzaro dove Simone è riuscito a fare invasione di campo a fine partita. Da lì avendolo riportato ai propri genitori si è venuto a creare un legame con gran parte della curva nord, fatto sta che sono venuto più volte in curva a vedere diverse partite.

Il prossimo capitolo e i consigli ai giovani

Ora che ti sei ritirato, qual è il tuo prossimo capitolo? Ti vedi ancora nel mondo del calcio, magari come preparatore dei portieri o allenatore, o preferisci staccare completamente?


Sicuramente mi prenderò un periodo di stop, poi parlerò con il mio agente perché è già da un po’ di tempo che parliamo di collaborare con la sua agenzia. Non so ancora in che ruolo, ma mi potrebbe piacere fare il procuratore.


Se dovessi dare un solo consiglio a un giovane ragazzo che oggi sceglie di mettere i guanti e stare tra i pali, quale sarebbe?

Il mio consiglio è quello in primis di divertirsi e di lavorare nei fondamentali del ruolo per poter ambire ad arrivare a tutto ciò che sogna.

Il messaggio ai tifosi del Lecce


Ti ringrazio tanto per il tempo che ci hai dedicato, Tommaso. È stato un piacere parlare con te e conoscere meglio la tua carriera e la tua visione del calcio. Per ultimo, prima dei saluti, ti chiedo sei hai un messaggio per i tifosi del Lecce.

Per i tifosi del Lecce il mio messaggio è quello di continuare a dimostrare affetto e attaccamento alla maglia perché nelle cinque salvezze in serie A una buona percentuale è anche merito loro. Forza Lecce, fore te capu!

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