Anni di epica applicata al pop, dalle avventure con Luca Gotti che ne hanno alimentato la leggenda di “non bruciato”, per arrivare a “Corvino l’immortale” descritto da Marco Giampaolo. E Di Francesco? Dal più aziendalista degli ultimi allenatori, non è arrivato un nuovo nickname, di conseguenza ci ha pensato il diretto interessato, che si è definito un “cavallo da corsa”, non ancora pronto a fermarsi. Cosa in lieve contraddizione con il suo commiato, dovuto, dice lui, alla necessità di riposare. Lo vedremo ancora al galoppo molto presto, però.
L’ultima conferenza

Il giorno dell’annuncio arriva in una sala diversa dal solito, lontano dal “Via del Mare” interessato dai lavori di ammodernamento, ma con lo stesso peso specifico delle grandi occasioni. L’Unione Sportiva Lecce apre una nuova fase della propria storia con una conferenza stampa congiunta che segna la conclusione del percorso di Pantaleo Corvino alla guida dell’area tecnica.
Accanto a lui c’è il presidente Saverio Sticchi Damiani, che introduce un passaggio definito dallo stesso numero uno giallorosso come uno dei più delicati degli ultimi anni. Una separazione un po’ forzata, maturata dopo una riflessione personale del dirigente vernolese
Sei anni che hanno cambiato il Lecce
Sticchi Damiani ripercorre il cammino condiviso dal 2020 a oggi. Un periodo che ha trasformato il Lecce sul piano sportivo, economico e strutturale. «Avrei voluto tenere questa conferenza nel giugno del 2028», racconta il presidente, ricordando come la naturale scadenza del contratto fosse fissata tra due anni. La telefonata ricevuta da Corvino pochi giorni dopo Lecce-Genoa ha invece aperto uno scenario inatteso. Il presidente rivela di aver tentato più volte di convincere il direttore a proseguire il percorso. Tentativi portati avanti anche negli ultimissimi giorni, facendo leva sul rapporto umano, sulle prospettive future e sulle condizioni operative. Ogni strada si è però fermata davanti a una motivazione che Corvino considera definitiva: la necessità di recuperare energie dopo un lavoro vissuto senza risparmio per sei stagioni consecutive.
Al primo posto sempre il Lecce
Nel suo intervento Sticchi Damiani sottolinea il valore dell’eredità lasciata dal dirigente salentino. Il Lecce si presenta oggi come una società stabilmente in Serie A, pronta ad affrontare il quinto campionato consecutivo nella massima categoria, con un nuovo stadio in fase di realizzazione e con una struttura economica riconosciuta come solida.Il presidente ricorda la scelta compiuta sei anni fa, quando raggiunse Corvino a Vernole per convincerlo a tornare in giallorosso. Una decisione che definisce ancora oggi fondamentale per la crescita del club.
«Al primo posto ci deve essere sempre il Lecce», ribadisce più volte, indicando la direzione del futuro. I protagonisti cambiano, i dirigenti passano, ma il progetto deve continuare il proprio percorso di sviluppo. Per questo la società è già chiamata a sciogliere rapidamente il nodo del successore, prima di affrontare le altre scelte strategiche legate alla nuova stagione.
Tredici anni di successi
Quando prende la parola, Corvino mostra tutta la difficoltà del momento. Tredici anni complessivi da direttore sportivo del Lecce, distribuiti in due esperienze, rappresentano una parte significativa della sua vita professionale. La spiegazione della scelta arriva dopo un lungo racconto personale. «Non ho più le energie per dare quello che ho sempre dato», sintetizza il dirigente.
La passione resta intatta, così come la voglia di calcio. A cambiare è la disponibilità di forze necessarie per sostenere un incarico vissuto con intensità assoluta. Corvino racconta mattine iniziate all’alba, anni trascorsi senza risparmiare energie e la consapevolezza che sia arrivato il momento di interrompere una corsa per preservare quella stessa passione che lo accompagna da oltre mezzo secolo.
«Voglio vincere altre corse», dice, spiegando che questa scelta rappresenta una pausa e non una rinuncia alla propria natura.
I numeri di una gestione. Il dirigente ripercorre quindi i risultati ottenuti nelle sue due esperienze giallorosse.
Rivendica undici stagioni complessive di Serie A lasciate in eredità al club, tre campionati di Serie B vinti, un settore giovanile riportato ai vertici nazionali e una Primavera nuovamente campione d’Italia.
Accanto ai risultati sportivi, Corvino evidenzia il lavoro svolto sul patrimonio tecnico ed economico della società. Un modello costruito sulla valorizzazione dei calciatori, sulla sostenibilità e sulla capacità di generare risorse senza perdere competitività.
«Lascio un club tra i più in salute d’Europa», afferma, indicando nei bilanci e nella struttura societaria il risultato più importante del percorso condiviso.
L’inchiesta di Report
Una parte significativa dell’intervento del direttore è dedicata alle recenti polemiche legate ai rapporti professionali tra lui, il figlio procuratore e alcuni operatori del mercato, tra cui il procuratore Fali Ramadani. Sia Sticchi Damiani sia Corvino escludono qualsiasi collegamento tra quelle vicende e la decisione maturata nelle ultime settimane. Corvino ricostruisce la propria carriera e cita numerose operazioni concluse nei club in cui ha lavorato, sostenendo che i risultati economici ottenuti rappresentino la migliore risposta a ogni dubbio. Il rammarico riguarda soprattutto l’assenza di un confronto diretto prima della pubblicazione delle ricostruzioni giornalistiche. «Mi è dispiaciuto non essere stato ascoltato», osserva, ribadendo la propria disponibilità a fornire dati e documentazione a sostegno del lavoro svolto.
Il legame con il territorio
La parte più sentita del discorso riguarda il rapporto con il Salento. Corvino racconta di aver sempre considerato il Lecce una missione professionale e identitaria. Una squadra capace di rappresentare il territorio ben oltre i confini sportivi, generando visibilità, attrattività e ricadute economiche per l’intera provincia. Ricorda i tifosi che hanno riempito il “Via del Mare” in questi anni, il sostegno delle istituzioni e il riconoscimento della cittadinanza onoraria ricevuto dal Comune di Lecce.
Ai sostenitori giallorossi rivolge un ultimo messaggio di gratitudine, esteso anche a chi nel tempo ne ha contestato scelte e decisioni. «Ho fatto tutto pensando al Lecce, al Salento e ai suoi tifosi», è il senso del suo commiato: «Ora del Salento si parla dalla Groenlandia a Capo Horn!»
“Io e Saverio potevamo lavorare alla Nasa”
La conferenza si chiude con un’immagine che sintetizza l’intero percorso: «Io e il presidente potevamo andare alla Nasa, con i laser, invece siamo stati artigiani e spesso il nostro lavoro artigianale non è stato capito, ma in un calcio di algoritmi preferiamo lavorare ancora così. Mi auguro che il Lecce rimanga in Serie A ancora a lungo».
Da oggi il club è chiamato a scrivere un nuovo capitolo. Il tempo per programmare è poco e le decisioni da prendere sono numerose. La certezza da cui ripartire, ribadita dal presidente, resta una sola: il Lecce continua il suo cammino sulle basi costruite in questi sei anni.
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