Bosco dell’Arneo vs Porsche, la battaglia è un documentario presentato al Festival del Cinema Europeo

ennio cillo e gli attivisti del comitato "Custodi del Bosco dell'Arneo" durante la conferenza stampa di presentazione del documentario

“We are the forest enclosed by the wall” (Siamo la foresta rinchiusa dal muro) è il film documentario presentato in anteprima alla 26^ edizione del Festival del Cinema Europeo per la sezione “Cinema e Realtà”.

La proiezione, che avverrà questa sera al Multisala Massimo di Lecce alle 20.30, è il racconto della battaglia combattuta e vinta dal comitato “Custodi del Bosco D’Arneo” contro l’ampliamento dell’impianto del Nardò Technical Center da parte della casa automobilistica tedesca Porsche.

Una storia d’amore per l’ambiente

La vicenda ha inizio circa tre anni fa. Questo avvenne quando fu approvato l’accordo di programma tra Regione Puglia, Porsche Nardò Technical Center (Ntc), i comuni di Nardò e Porto Cesareo e il Consorzio Asi della provincia di Lecce. L’accordo era per l’attuazione del piano di sviluppo industriale che permetteva l’inizio dei lavori di ampliamento del circuito. Il circuito è posizionato lungo la Strada Provinciale 359 che collega Manduria e Nardò. Fu costruito dalla FIAT negli anni ’70 e acquistato, nel 2012, dalla Porsche Engineering, una società del gruppo Porsche.

La concessione faceva appello a una deroga alla Direttiva Habitat che permetteva di disboscare ed edificare nelle aree protette. Questo era permesso nel caso in cui queste opere fossero finalizzate alla pubblica utilità. Nel caso specifico, la costruzione dell’eliporto e di un presidio anti-incendio all’interno del Bosco dell’Arneo avrebbero giustificato tale deroga. Erano ritenuti utili per la salute e per la sicurezza pubblici.

Un’occasione per divulgare

«Questa del Festival del Cinema Europeo è la sede migliore per celebrare l’importanza della cultura europea. È stata, infatti, una decisione della Commissione Europea a bloccare i lavori per l’ampliamento del progetto. Ciò ha impedito che si potessero richiamare i principi di salute pubblica per impattare in maniera negativa sull’ambiente» – fa sapere l’ex magistrato Ennio Cillo, che ha affiancato gli attivisti nella battaglia legale.

«Dovevamo salvaguardare oltre 200 ettari di bosco che erano fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema del nostro territorio. La difesa dell’ambiente è una responsabilità globale. È un bene comune e va difeso insieme». Sottolinea con forza Cillo. Secondo lui, la chiave è stata non solo il tema di profonda attualità come quello ambientale, ma anche il coinvolgimento trasversale dei singoli. Questo è ciò che ha segnato questa vittoria rispetto ad altre battaglie simili, che si sono concluse diversamente. 

La mobilitazione per l’Arneo

La mobilitazione di un così alto numero di persone ha capovolto la narrazione. Fino a quel momento premiava il NTC come un successo del territorio in termini di posti di lavoro e innovazione. Ciò perpetuava il solito ricatto morale della scelta fra salute/ambiente e lavoro.

«Non solo associazioni, comitati e attivisti, ma anche i singoli – continua Cillo. Il punto di forza della resistenza è stata mettere da parte le divergenze e raggiungere, uniti, il risultato. Non solo in Italia. In Germania e in tutto il mondo, molti cittadini si sono mobilitati per questa causa».

«Mi piace raccontare le battaglie che hanno una buona speranza di vincere, perché è importante mostrare l’esempio che quando ci si unisce si può vincere. Questo serve per creare una società più giusta, anche andando contro gli interessi dei grandi». Spiega l’autore del documentario Oliver Ressler, artista che vive e lavora a Vienna. In passato si è occupato di tematiche come il capitalismo globale, le forme di resistenza e le alternative sociali.

Nel marzo del 2025 Porsche ha ritirato la proposta. Questa battaglia per il momento è stata vinta. Ma non ci si ferma: «abbiamo imparato che “valorizzazione ambientale” molto spesso significa “messa a profitto di un bene”» – commenta Ennio Cillo.