Oltre 156mila residenti stranieri, +6,4% in un anno. «Le presenze sono stabili, continuano ad aumentare di circa 9000 unità l’anno: parliamo di una presenza strutturale», afferma Antonio Ciniero. È da questa fotografia che prende forma il Dossier statistico immigrazione 2025 sulla Puglia, che restituisce un quadro solido ma in evoluzione, lontano dalle narrazioni emergenziali.
Popolazione straniera in Puglia: numeri, crescita e distribuzione
Sono 156.748 i cittadini stranieri residenti al 31 dicembre 2024, pari al 4,0% della popolazione regionale. Un’incidenza più bassa rispetto alla media nazionale, ma comunque significativa in termini assoluti.
Nel corso del 2024 si registra un aumento di 9.479 unità (+6,4%), in linea con una tendenza ormai consolidata. Come sottolinea Ciniero: «Le presenze sono stabili, continuano ad aumentare di circa 9000 unità l’anno, quindi parliamo di una presenza strutturale».
Le comunità più numerose restano quelle di origine romena, albanese e marocchina, seguite da georgiani, cinesi, nigeriani e senegalesi: insieme rappresentano il 58,6% del totale.
Dal punto di vista territoriale, la presenza si concentra soprattutto nelle province di Bari (46.035) e Foggia (38.072), seguite da Lecce, Taranto, Brindisi e Barletta-Andria-Trani.
Demografia e nuove generazioni: il peso crescente dei nati in Italia
Un dato chiave riguarda le nuove generazioni. Nel 2024 sono nati 1.282 figli di cittadini stranieri, mentre negli ultimi dieci anni gli studenti stranieri sono aumentati del 26,2%, con una crescita ancora più marcata per quelli nati in Italia (+80,6%).
Oggi gli studenti con cittadinanza non italiana sono il 3,9% del totale, e più della metà (52,7%) è nata in Italia.
Ciniero evidenzia il divario tra realtà e percezione: «Di fatto li consideriamo migranti, ma non hanno mai migrato. La nostra legge li considera tali, ma sono già parte della società».
Un elemento che rafforza l’idea di una presenza sempre più radicata e familiare.
Permessi di soggiorno e trasformazioni dei flussi migratori
Tra i cittadini non comunitari emergono alcune caratteristiche ricorrenti: prevalenza maschile (58,6%), alta quota di celibi (67,7%) e diffusione di permessi a termine (55,1%), spesso di breve durata.
Ciniero sottolinea una trasformazione strutturale: «Ormai la maggior parte degli arrivi è legata a persone che sfuggono da situazioni di crisi, anche perché è difficile entrare per altri motivi».
Nel 2024, i nuovi permessi sono stati concessi soprattutto per protezione (42,0%) e per lavoro, ma in gran parte stagionale.
La provincia di Foggia rappresenta un caso emblematico, dove la domanda agricola alimenta flussi temporanei e precari, con una forte incidenza di permessi di breve durata.
Sistema di accoglienza: presenze in calo più rapido della media nazionale
La Puglia ospita il 5% delle presenze nel sistema di accoglienza nazionale, ma registra una riduzione più marcata rispetto al resto del Paese.
Tra dicembre 2024 e giugno 2025 le persone accolte sono diminuite del 4,7%, per un totale di 6.883 presenze, distribuite tra centri di accoglienza straordinaria e rete Sai.
Non risultano presenze nell’hotspot di Taranto, attualmente non operativo.
Lavoro e occupazione: segmentazione e ruolo chiave dell’agricoltura
Nel mercato del lavoro pugliese, gli stranieri rappresentano il 4,7% degli occupati, ma incidono per il 10,2% tra i disoccupati, segno di una maggiore vulnerabilità.
Il settore agricolo si conferma centrale: assorbe il 33,1% della forza lavoro straniera, contro appena il 7,1% degli italiani.
«Nei periodi di crisi i primi a essere espulsi dai processi produttivi sono i lavoratori stranieri», osserva Ciniero, evidenziando la fragilità strutturale di questa componente.
La segmentazione è evidente: un lavoratore straniero su due svolge mansioni non qualificate, mentre solo il 2,5% ricopre ruoli qualificati o dirigenziali.
Imprese straniere: crescita e concentrazione nel commercio
Le imprese guidate da cittadini immigrati rappresentano il 5,9% del totale regionale, con una forte concentrazione nella provincia di Lecce.
Oltre la metà (51,4%) opera nel commercio, seguita da costruzioni e ristorazione.
Un dato rilevante riguarda l’imprenditoria femminile: in provincia di Bari raggiunge il 30,9%, superiore alla media regionale.
Tra percezione e realtà: il ruolo dei dati nel dibattito pubblico
Il dossier mette in discussione molte narrazioni diffuse sul fenomeno migratorio.
«Questi dati ci permettono di ragionare al di là delle retoriche e degli stereotipi», afferma Ciniero.
La fotografia che emerge è quella di una presenza stabile, radicata e sempre più intrecciata con il tessuto sociale ed economico regionale, ma anche segnata da precarietà, disuguaglianze e limiti normativi che incidono sui percorsi di inclusione.
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