Festival del Cinema europeo, la commovente lettera e i nuovi progetti di Lars von Trier

Entra nel vivo il Festival del Cinema europeo di Lecce con la retrospettiva dedicata a Lars von Trier. Il regista, da tempo malato di parkinson, non sarà presente, ma in sua vece è stata invitata la storica collaboratrice e produttrice di Zentropa Louise Vesth, che ha letto nell’incontro con la stampa una commovente lettera dedicata a tutti i presenti. La piccola delegazione di Zentropa, che comprendeva anche la montatrice My Thordal, è stata introdotta dal direttore del festival, Alberto La Monica, e dal curatore della retrospettiva dedicata al cineasta danese, Massimo Causo.
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Lars von Trier e Zentropa su tre progetti importanti

Vesth ha portato i saluti di von Trier, e dopo aver letto l’intensa lettera ha risposto alle domande dei giornalisti, annunciando anche tre nuovi progetti. «Come tutti sapete, a Lars von Trier è stato diagnosticato il morbo di Parkinson. Ho avuto modo di incontrarlo la scorsa settimana e, nonostante le circostanze, devo dire che era di ottimo umore». L‘Ulivo d’Oro alla carriera gli è stato consegnato di persona in questi giorni.

«Lars sta lavorando al suo ultimo progetto, After. Non è più impegnato per l’intera giornata come accadeva in passato, ma posso dire con certezza che si tratta di un lavoro in continua evoluzione – prosegue Vesth –. Stiamo inoltre pensando a un progetto monumentale, perché Lars desidera mettere a disposizione del pubblico tutto il bagaglio di conoscenze e prospettive che ha accumulato in anni di lavoro.

Si tratta di un’impresa imponente, una sorta di enciclopedia del cinema e dell’arte composta da 100 episodi, nella quale Lars von Trier riverserà tutto il suo sapere, includendo materiali d’archivio e molto altro, per offrire una comprensione profonda e autentica del suo universo creativo». Più tardi, Vesth ha ricordato anche l’attesissima uscita della terza stagione dell’unica serie televisiva girata dal regista, “The Kingdom” (1994), in cui è direttamente coinvolta My Thordal.

Louise Vesth: “Collaborare con Lars? Facilissimo…”

La produttrice sottolinea poi con ironia il metodo di lavoro del regista: «Collaborare con Lars è molto semplice. Non teme le regole né i limiti di budget: trova sempre strade alternative per superare ogni ostacolo. Allo stesso tempo è un autore che sa esattamente ciò che vuole. Nessun produttore al mondo dovrebbe dirgli cosa fare; il mio ruolo, quindi, è di camminare un passo avanti a lui, rimuovendo vincoli e difficoltà, così che possa avere la piena libertà artistica e politica che desidera».

La lettera di Lars

Louise Vesth

Al termine della conferenza, Vesth legge il messaggio inviato da Lars von Trier:

Cari tutti,
Per prima cosa voglio ringraziare il Festival del Cinema Europeo di Lecce per questo premio. Significa molto per me che i miei film continuino ad arrivare ad un pubblico così ampio.
Da giovane sono andato all’università e ho frequentato scuole di cinema e ho visto tanti film. Ma a un certo punto mi sono detto che dovevo smettere di guardare nuovi film. Non film vecchi: questa cosa andava bene, ma a partire da una certa data in poi, che non so ben definire, ho deciso che avrei smesso di guardare film nuovi.
Da quel momento in poi ho utilizzato la metafora dell’isola per spiegare tutto questo.
Immaginiamo che sia un esploratore e che mi sia stato affidato il compito di creare una mappa di un’isola. Il mio compito, molto specifico, è quello di attraversare l’isola muovendomi esclusivamente in linea retta verso una direzione, per esempio il Nordest. La precisione sarebbe di importanza vitale per poter elaborare le mie osservazioni utili all’obiettivo finale che sarebbe quello appunto di mappare l’isola.
È chiaro che i dati raccolti sarebbero inutili, direi addirittura distruttivi alla mappatura di quell’isola, se io iniziassi a deviare dalla linea che avevo tracciato, come se improvvisamente avessi visto qualcosa di più interessante in un’altra direzione, ad esempio a Sudovest.
Pertanto, proprio come uno chef che ha bisogno di mantenere intatto il suo senso del gusto, ho provato a non guardare alcun film nuovo. Devo ammetterlo, ho peccato perché qualche volta un film l’ho visto. Ma la ragione per cui cerco di non farlo è perché non vorrei essere troppo elettrizzato da qualcosa che ho visto in una direzione differente e quindi ho mantenuto una relativa disciplina.
Il fatto che io ora riceva questo premio mi rende felice perché mi dà la speranza di non aver completamente fallito nel mio viaggio lungo l’isola.
Grazie mille,

Lars

Durante la lettura della lettera si sono attivate le vicine campane del Duomo di Lecce, inserendo un filo d’ironia nella commozione e ricordando l’elemento ricorrente di uno dei più grandi film del regista danese, “Le onde del destino”.

Il video della lettura

La retrospettiva dedicata a Lars von Trier

Fotogramma da La casa di Jack

L’omaggio a Lars von Trier del Festival, comprende una retrospettiva dei suoi film più rappresentativi, e la consegna dell’Ulivo d’Oro alla Carriera, riconoscimento riservato ai maestri che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema. Sono dieci i titoli presentati, dagli esordi fino alle opere più recenti: L’elemento del crimine (1984), Epidemic (1987), Europa (1991), Le onde del destino (1996), Dancer in the Dark (2000), Dogville (2003), Melancholia (2011), Nymphomaniac: Vol. I e II (2013) e La casa di Jack (2018). Il Festival del Cinema Europeo celebra, così, un autore che ha saputo ridefinire il linguaggio cinematografico europeo, esplorando con radicalità e visione i limiti dell’animo umano e della rappresentazione filmica.

Dogma ’95 e Dogma ’25

Louise Vesth ha avuto il tempo di rispondere alle nostre domande sull’impatto di “Dogma 95” sul cinema mondiale. La produttrice collabora con il regista a partire dalla lavorazione di “Melancholia” e ha affermato di aver dovuto studiare tanto sia per la realizzazione del film che sulle idee radicali di Trier.
«Quando uscì il manifesto io andavo ancora a scuola di cinema. Io e molti compagni pensammo che non avremmo mai più lavorato con quelle idee in giro. Restammo davvero interdetti».
Per ritornare alla “purezza del cinema”, Dogma 95 imponeva una sorta di “voto di castità” che si sintetizzava in dieci regole intransigenti. Le regole prevedevano l’uso esclusivo di luci naturali, riprese in location reali, macchina da presa a mano, assenza di effetti speciali e colonne sonore non diegetiche, con l’obiettivo di concentrarsi sulla storia, la recitazione e la verità della performance.

Questa ondata di cinema “vero”, spiega Vesth, «ha mandato all’aria tutto, creando un periodo folle, nuovo, controverso, creativo in cui il nostro lavoro non è finito, ma è ritornato a essere un mestiere artigianale, dove le idee contavano più dei budget».

«Trent’anni dopo, a Cannes 2025, una nuova generazione di artisti ha voluto realizzare un nuovo manifesto, chiamandolo appunto Dogma 25, ricevendo la “benedizione” di Lars e io con la Zentropa non vediamo l’ora di lavorare con loro».