«Aspettatevi – io me l’aspetto – un attacco alla lunghezza della Serie A». Così diceva il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, all’incontro all’Università del Salento per il corso di Management sportivo, lo scorso venerdì 14 novembre. Quell’attacco è arrivato, mosso da Urbano Cairo, presidente del Torino e patron del network Rcs, in occasione dell’evento Sport Industry Talk. E alle parole di Cairo sono seguite quelle ben più operative del presidente della Figc, Gabriele Gravina. E sembra solo l’inizio, ma atteniamoci ai fatti e alle parole di questi ultimi giorni.
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Sulla posizione del presidente Sticchi Damiani ho parlato diffusamente nella live dedicata al seminario dell’Unisalento:
Cairo: «100 squadre tra i professionisti sono troppe»
Urbano Cairo ha tracciato un quadro netto delle difficoltà del calcio italiano, proponendo la sua soluzione. «Il calcio italiano soffre ancora i postumi del Covid. L’impatto sui conti economici è stato gravissimo, in tre anni sono andati persi 3,6 miliardi di euro e i debiti sono schizzati», ha spiegato il presidente e amministratore delegato di Rcs MediaGroup, accolto sul palco dai complimenti del presidente della Figc Gabriele Gravina e del numero uno della Lega Serie A, Ezio Simonelli. Cairo ha sottolineato come «il governo non è venuto incontro a un comparto industriale che dà al Paese un miliardo di contribuzione fiscale e oltre 100 mila posti di lavoro» e come l’assenza di supporto impedisca ai club «di investire in stadi e giovani».
Entrando nel merito delle criticità, Cairo ha evidenziato la necessità di ridurre il numero delle società professionistiche: «Contiamo 100 squadre professionistiche e non possiamo permettercelo. I top campionati stranieri, che fatturano più di noi, ne hanno decisamente meno». Secondo lui andrebbe incentivata la creazione delle seconde squadre, soprattutto alla luce delle difficoltà economiche che coinvolgono la Serie C. Centrale anche il tema degli impianti: «In Italia ce ne sono solo 4 di proprietà e gli altri sono molto fatiscenti». Sul Torino ha aggiunto: «Stiamo valutando con il Sindaco, speriamo che possa essere una possibilità».
La ricetta passa, secondo Cairo, da una riforma complessiva e da un coinvolgimento più deciso delle istituzioni: «La collaborazione fra la Lega di Serie A e la Figc è molto migliorata con Gravina. E la federazione, che rappresenta tutto il nostro movimento, può essere portatrice di richieste verso il nostro governo, che in molte cose — a partire dal Giro d’Italia — ha mostrato sensibilità». Da qui l’auspicio che lo stesso atteggiamento venga adottato anche nei confronti del calcio, con «aiuti per le infrastrutture e gli sgravi fiscali».
Cairo ha riconosciuto che «lo Stato non aiuta il calcio perché è impopolare», ma ha ricordato che si tratta di un settore «che dà moltissimo e al contrario del cinema non riceve niente». Per questo ha invocato interventi mirati: «Alcuni eccessi vanno limitati, ma servono aiuti. Non a fondo perduto, magari con forme di tax credit anche legate a investimenti su giovani e impianti». Infine, un riferimento al tema delle scommesse: «Bisogna intervenire per esempio sulle scommesse in cui nel nostro caso l’organizzatore dell’evento sportivo, al contrario di molti altri Paesi, non beneficia di nulla su 16 miliardi di entrate».
Gravina: «Limitare l’accesso al professionismo»
La struttura delle promozioni e retrocessioni nel calcio professionistico italiano potrebbe subire un cambiamento significativo nei prossimi mesi. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, anticipando l’intenzione di ridurre il numero di passaggi tra una categoria e l’altra. Una proposta ufficiale potrebbe arrivare entro dicembre.
Gravina ha spiegato che il percorso è già iniziato. Ha ricordato l’approvazione, nel marzo 2024, del piano strategico definito come un vero piano industriale, pensato per incidere sul tema della sostenibilità economica. Ha dichiarato: «La riforma del calcio italiano è già in atto, anche se forse si percepisce meno di quanto dica la realtà. È partita con l’approvazione del piano strategico a marzo 2024: un vero e proprio piano industriale che incide molto sul tema della sostenibilità. Stiamo cercando di mettere in sicurezza i conti del nostro calcio, ormai sempre più in difficoltà».
Gravina ha anche lamentato una certa confusione nel dibattito pubblico, spesso concentrato solo sulla riduzione del numero di squadre professionistiche. Ha osservato che questa operazione richiederebbe il consenso di tutte le componenti e che tale accordo, al momento, non esiste. Ha aggiunto: «Le 100 squadre professionistiche sono troppe. Siamo l’unica federazione al mondo con tre livelli professionistici. Serve coraggio». Ha richiamato inoltre la possibilità, prevista dal decreto legislativo 36, di introdurre il semiprofessionismo per la Lega Pro, con relativi sgravi fiscali, definendolo un atto di responsabilità.
Il presidente della Figc ha poi concentrato l’attenzione sul problema del turnover, giudicato eccessivo e dannoso. Ha illustrato i dati relativi ai tre campionati: in Serie A retrocede il 15 per cento delle squadre, in Serie B il 35 per cento e in Serie C il 20 per cento. Un ritmo che, secondo lui, non è sostenibile, anche alla luce delle difficoltà dei club retrocessi dalla C, tre dei quali su quattro, negli ultimi quattro anni, sono falliti.
Per Gravina è necessario un intervento complessivo che includa la distribuzione delle risorse, la sostenibilità economica e il tema delle infrastrutture. Ha spiegato: “Il sistema va raffreddato: turnover più basso, distribuzione più equilibrata delle risorse. Serve una visione complessiva, non solo numerica”. In quest’ottica, ha indicato nuovi parametri che potrebbero diventare la base della riforma: “Probabilmente il 10% di turnover in A, il 20% in B e il 20% in C è un’altra soluzione che realisticamente, con un po’ di buon senso e buona volontà, entro dicembre io farò questo tipo di proposta”.
La direzione delineata sembra quindi puntare a un ridimensionamento del numero delle retrocessioni e delle promozioni, nella convinzione che un sistema meno instabile possa contribuire a rafforzare la tenuta economica delle società e l’equilibrio generale del movimento calcistico.
Il bivio per le squadre professionistiche di provincia
Messa come l’ha descritta Gravina, la questione sembra anche allettante per chi voglia consolidare la propria posizione nei campionati di appartenenza, ma cosa impedirebbe di facilitare le retrocessioni dalla Serie A alla Serie B, per esempio, con l’obiettivo di ridurre il numero di squadre in Serie A?
Nello stesso incontro del 14 novembre a Lecce, Sticchi Damiani aveva prospettato un senso di unità delle squadre di provincia. Auspicabile al più presto per fare fronte senza cedere alle lusinghe di nessuno. Ma la domanda, poi, resta: il Torino è una big o una piccola provinciale? Da che parte vuole stare Urbano Cairo e quali fili tirare?
