Lecce, a qualsiasi domanda la qualità è sempre la risposta

Per mister Di Francesco, a qualsiasi domanda la qualità è sempre la risposta. Il credo calcistico dell’allenatore abruzzese può fare a meno dei giocatori buoni, certo, ma al costo altissimo di arrancare e sbandare pericolosamente.

Non è andata così contro il Monza e i giallorossi sono ora a 6 punti e 5 gol segnati in 4 gare, di sicuro oltre ogni lugubre visione pre-campionato.

La chiave è il centrocampo

Avevamo sollecitato il mister alla conferenza di presentazione della gara proprio sui nodi di Coulibaly e Pierotti, due tasselli importanti per la stagione del Lecce, come dalle analisi sul momento del Lecce dopo la pessima prestazione in Sardegna.

L’arrivo di Ilic, a prescindere dalla sua tenuta atletica, aveva sparigliato le carte rispetto alla possibilità di tenere Pierotti centrale alto o uno dei due incontristi bassi, obbligandolo a darsi da fare come esterno. Per quanto riguarda Coulibaly, date le contemporanee presenze del serbo, della permanenza di Maleh e del recupero di Berisha, ci chiedevamo invece se testa, cuore e muscoli non sarebbero stati più utili in interdizione, lasciando la precisione degli ultimi passaggi o delle conclusioni ai suoi compagni più tecnici e meno “incontristi”.

La potenza di Coulibaly

Promosso come terzo dei capitani in campo, dunque vice di Falcone qualora fosse stato assente Gaspar, come è successo contro il Monza, il maliano si è confermato come uno dei punti di riferimento principali per una squadra in cerca di leader tecnici e non.

Complice una prestazione non avvincente dei brianzoli, la posizione di Lassana è stata via via portata da centrale basso efficacissimo a collaterale prima sinistro, a dare una mano all’ancora insipido Monteiro, e poi destro, cercando di limitare i danni di N’Dri su quella fascia.

Debordante dal punto di vista fisico, Coulibaly ha completamente stravolto la difesa biancorossa muovendosi praticamente da falso 11. Prima con la spettacolare incornata sul corner al bacio di Ilic, poi dando lustro all’assist di Veiga con un’azione bruciante e millimetrica.

Finché ne ha avuto, ha attaccato senza sosta gli spazi e ogni pallone, al punto da costringere gli avversari a muoversi larvatamente sul lato sinistro di Mangas, grazie alle indecisioni di N’Dri e a più di qualche sbavatura di Veiga, costretto a un doppio lavoro.

La partita di Ilic

La heat map della prestazione di Ivan Ilic. Fonte: Sofascore

Il neo acquisto giallorosso ha incantato tutti per aver finalmente risposto alla fame di cross dai calci d’angolo (almeno quelli tirati di destro dal lato destro, perché gli altri sono da rivedere), ma i 60 minuti nelle gambe (esce al 66′ per Ngom) si concentrano soprattutto in interdizione e impostazione, dove diventa preziosissimo. Con 6 duelli su 8 vinti, due intercetti pesantissimi e 30 passaggi indovinati su 37, il serbo ha dominato al centrocampo, confermandosi anche tra coloro che hanno corso di più e conquistato più palloni.

La partita di Maleh

Terzo pilastro della sudatissima vittoria contro il Monza è il marocchino Youssef Maleh, pietra d’inciampo per tre stagioni, peso ingombrante del quale ogni volta ci si voleva sbarazzare, per finire la scorsa stagione titolare inamovibile eppure sfortunatissimo della Cremonese-Titanic di Giampaolo.

In conferenza stampa, nel post partita, Maleh ha dichiarato di aver sofferto particolarmente la cessione dello scorso anno e che cerca il riscatto definitivo. Già molto utile in precedenza come interdittore, brilla in modo abbacinante come centrale alto.

Con 25 passaggi riusciti su 30, ma soprattutto una grinta che i leccesi non si aspettavano dopo un avvio di stagione un po’ molle della squadra sul piano dell’approccio, Maleh si prende il campo e racconta che Berisha può recuperare con calma, perché la squadra è in ottime mani. Sei i duelli vinti su otto, 2 intercetti, una spettacolare chiusura definitiva raccontano di una partita di grande sacrificio e soprattutto l’idea che con il pallone tra i piedi possa essere molto pericoloso.

I ballottaggi in difesa

Mister Di Francesco aveva avvisato che i ballottaggi tra Siebert e Gaspar, più pausa scenica per dire che c’era anche Gabriel nel pallottoliere, sarebbero durati tutto l’anno. Non la cosa migliore per rendere solidi i fondamentali difensori centrali nell’ossatura di una squadra. Ma se per ballottaggi si intende lasciare alta la competizione permettendo però di esprimersi per ampie parti della gara o blocchi di partite, ben venga. Però Gabriel lasciamolo giocare: il suo apporto al momento vale anche due gol in quattro partire. Preziosissimo.

Siebert soffre molto la sfortuna di essere il centrale di destra, dove un Veiga troppo impegnato deve mettere più di una pezza alle lacune di N’Dri, ma alle volte dimostra la freddezza di un ingegnere militare nell’uscire da situazioni intricate provocate dalla coppia terribile Birindelli-Mangas.

E così il vicecapitano in pectore della squadra, Gaspar, deve accontenarsi dei pop corn in panchina, fino alla prossima occasione.

Il nodo Stulic

Pochi passaggi, non sempre precisi, zero tiri in porta, zero cross, interventi quasi sempre fuori tempo e una condizione fisica apparentemente pesante. Nikola Stulic sembra peggiorare di partita in partita. Contro il Monza vicino quasi all’irrilevanza, con il compagno Monteiro.

Non crediamo che Stulic sia tutto qua, così come non pensiamo che Di Francesco non lo stimoli adeguatamente. Deve essere lui, però, a trovare la forza e il guizzo per fare ancora innamorare i tifosi, dopo la storica “girata” di Reggio Emilia.

Non è un caso se al suo posto, l’esordio del bomberino Paco Esteban, arrivato a gennaio nella squadra Primavera e diventato capocannoniere del torneo, è stato accolto con più entusiasmo di quanto non ci si aspetterebbe. Guadagnandosi poi ulteriori applausi per aver tenuto il pallone in diverse occasioni con il piglio e le movenze di un attaccante di razza.

In conferenza stampa raccoglie anche l’elogio del mister che ne ha apprezzato sia la buona volontà negli allenamenti che l’umiltà nel ringraziarlo per avergli dato l’opportunità di esordire. A suo tempo DiFra lo giudicò un po’ acerbo per la Serie A, ma vista la concorrenza sai mai.

Ngom e Pierotti

Quando Ilic non ne ha più deve cedere il passo a Oumar Ngom, che fa un bignami del suo campionato finora. Un piede educato in impostazione, ma molti errori di valutazione che arrivano addirittura a fargli preferire un innaturale passo di lato piuttosto che una verticale a chiudere i centrali che avanzavano a ridosso della trequarti. Sarebbe stato un errore imperdonabile se Siebert e Veiga non ci avessero messo una pezza.

Ma l’implosione del centrocampo del Lecce provoca un pasticcio che poteva portare al disastro. Così non è stato, grazie anche a un po’ di fortuna, materia della quale il Lecce sembra sempre abbastanza in debito.

E Pierotti? Avrebbe fatto tanto peggio di N’Dri? La risposta è no, anche se sono state davvero tante le amnesie dell’argentino, non particolarmente in giornata, soprattutto quando si trattava di arginare gli avversari. Bisogna sperare in qualcosa di meglio perché la catena di destra ha bisogno di qualità. Tanto per cambiare.

Sono tutte rose?

A parte che non ci sono rose senza spine, il “cantiere” Lecce resta tuttora aperto e problematico. E la partita con il Monza era da vincere sia in teoria che in pratica: i brianzoli erano e restano tra i favoriti per la retrocessione, sia secondo le valutazioni che potete leggere e ascoltare da queste latitudini che secondo gli analisti del campionato. Il Lecce era messo un gradino sopra il Monza. La classifica canta un’altra canzone, ma i biancorossi arrivavano a Lecce in piena fiducia nei propri mezzi: una squadra giudiziosa, muscolarmente complessa da affrontare e autrice di 5 gol in tre gare, sebbene fosse riuscita a raccogliere un solo punto.

Il Lecce deve trovare la sua strada. Ma la risposta ai tanti dubbi tattici e ai quesiti che pone la necessaria ricerca dell’equilibrio è sempre una sola: qualità. Negli uomini, nell’approccio alle gare, nella costruzione di una squadra compatta.

*L’immagine di copertina è un’opera dello street artist Cheko’s Art dedicata a Coulibaly.

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