Nel cuore di Lizzanello, tra le pareti in pietra di un antico frantoio semi-ipogeo, ieri sera è tornata a vivere una pagina intensa della storia sociale del Salento. Nelle sale del Frantoio – Masseria Fatalò, Pamela Giannone ha presentato il suo nuovo libro, edito da Besa Muci, dedicato alla figura di Emma Margherita Nobile, protagonista delle lotte contadine e operaie nel secondo dopoguerra: “Emma Nobile – Storia di una rivolta”.
All’evento hanno partecipato in tanti, tra appassionati di storia locale e cittadini curiosi di riscoprire una vicenda spesso rimasta ai margini della storia con la “s” maiuscola. A dialogare attorno al libro sono stati Caterina Gerardi, professoressa in pensione e fotografa, Corrado Punzi, regista e docente di sociologia all’Università del Salento, Donato Pasculli, direttore dell’Archivio di Stato di Lecce, e Angelo Leo, tra gli animatori di questo spazio culturale.
La cornice della serata non è stata casuale: il frantoio di Masseria Fatalò è oggi uno spazio culturale che ospita presentazioni di libri, mostre artistiche ed eventi enogastronomici, un luogo in cui tradizione e cultura contemporanea si incontrano, contribuendo a valorizzare il territorio e a custodirne la memoria.

Emma Nobile e le lotte sociali del secondo dopoguerra
La narrazione prende avvio da una data simbolo: 11 aprile 1948. Durante un comizio del Partito Comunista Italiano, l’onorevole Giuseppe Calasso pronuncia una frase destinata a restare impressa nella memoria collettiva: «La terra a chi la lavora». Pochi istanti dopo, una bomba lanciata tra la folla esplode nel centro di Lizzanello.
L’attentato provoca due morti e diciotto feriti. Nessuno sarà mai assicurato alla giustizia.
È in questo clima di tensione e conflitto sociale che si inserisce la vicenda di Emma Margherita Nobile, nata nel 1915 e cresciuta in una famiglia numerosa. Emma dedica gran parte della sua vita alla difesa delle lavoratrici, in particolare delle tabacchine, diventando capolega e punto di riferimento per molte donne del territorio.
Il libro racconta non solo la storia personale di Emma Nobile, ma anche quella di un’intera comunità segnata dalla fame, dalle disuguaglianze e da un forte desiderio di cambiamento. Nel racconto di Pamela Giannone si intrecciano traumi che si muovono su piani paralleli: da un lato le vicende personali, spesso dolorose, dall’altro le ferite collettive generate dagli eventi storici di quegli anni. Il risultato è una narrazione attraversata da una tensione costante, capace di tenere insieme dimensione privata e storia pubblica.
Gli archivi custodi della memoria

Ad intrecciarsi nel libro sono vicende private e fatti ricostruiti attraverso la documentazione ufficiale, grazie al lavoro di ricerca sulle fonti che l’autrice ha consultato presso l’Archivio di Stato di Lecce.
Proprio da qui è nata, durante l’incontro di ieri, una riflessione sul valore dei luoghi che custodiscono la memoria storica, come gli archivi: veri e propri presìdi fondamentali per ricostruire non solo la Storia, ma anche le tante storie che la compongono. Accanto ai documenti ufficiali trovano spazio le testimonianze e i ricordi di chi ha vissuto direttamente quegli anni, elementi che permettono di entrare nella dimensione del “micro” e di restituire, attraverso la narrazione, la trama più minuta degli eventi.
La memoria, infatti, non è mai un racconto unico e definitivo, ma un intreccio di voci, prospettive e punti di vista diversi che, messi insieme, contribuiscono a restituire la complessità della storia. Raccontare queste vicende attraverso libri, ricerche e incontri pubblici significa allora non solo preservare il passato, ma anche interrogarsi sul presente e sul modo in cui una comunità costruisce e riconosce la propria identità.
L’autrice
Pamela Giannone, classe 1976, è profondamente legata alla sua terra. Laureata in lettere moderne, ha mosso i primi passi nel mondo dell’editoria presso la casa editrice Il Riccio di Verona. Successivamente ha collaborato con il Ministero della Cultura, occupandosi della promozione e della gestione di progetti editoriali e campagne informative.
Nel corso degli anni ha sviluppato competenze nel campo del web editing, dei contenuti multimediali e del social marketing. Nel 2022 ha pubblicato, sotto pseudonimo, L’ Abbecedario della nostalgia (Sveva Donati, Edikit). Con questo nuovo lavoro Giannone torna alle radici della sua terra, riportando alla luce la storia di una donna che ha segnato profondamente il territorio salentino.
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