La sfida Torino-Lecce in conferenza con Di Fra si presenta infuocata. Alla vigilia della trasferta sul campo del Torino di Marco Baroni, ex giocatore e tecnico giallorosso, Eusebio Di Francesco prova a tenere insieme presente e futuro del Lecce, tra questioni di campo, mercato e umori di una tifoseria, scossa dalla partenza di Maleh. E Ngom, che il tecnico della sua squadra di provenienza, l’Estrela Amadora, ha definito “il suo Hjulmand” rappresenta una “scommessa”, termine che il tecnico maneggia con cautela e ironia: il centrocampista sembra avere ottimi numeri, ma è arrivato da poco ed è un osservato speciale in una fase delicata della stagione.
“Non sono un amante delle scommesse”

Di Francesco frena su qualsiasi previsione azzardata, chiarendo di non essere un amante delle scommesse, soprattutto in un ambiente come quello del calcio, dice scherzando il tecnico, dimentico forse che il termine è stato ripetuto più volte da Pantaleo Corvino per definire l’ambito d’azione del Lecce, e che quelle scommesse per questa redazione si sono presentate al grado più alto dell’azzardo. Ma il giudizio tecnico è chiaro: “Ngom è un giocatore interessante, che in allenamento sta mostrando qualità importanti e che può dare una grossa mano alla squadra. Meno muscolare rispetto a Hjulmand, ma simile per tipologia”, il centrocampista sta crescendo e il tecnico vede in lui buone prospettive, pur senza sbilanciarsi sul futuro.
Le polemiche per la cessione di Maleh
Il tema più caldo, però, resta la cessione di Youssef Maleh, che ha fatto rumore e alimentato il malcontento di una parte dei tifosi, dispiaciuti per la partenza di un giocatore di qualità. Di Francesco affronta la questione in modo diretto: la richiesta di cessione è arrivata dal calciatore stesso. Maleh si è presentato dal tecnico chiedendo espressamente di andare via e, quando un giocatore manifesta questa volontà, significa che non si sente più parte del progetto tecnico. A quel punto, spiega l’allenatore, “l’obiettivo diventa andare avanti con chi ha voglia e determinazione per vestire la maglia del Lecce e dare il massimo per raggiungere il traguardo finale”. Nessuna ombra sul comportamento del centrocampista: “fino a quando è rimasto, Youssef si è sempre comportato molto bene”.
“Non ci sono campioni già fatti alla portata del Lecce”
Sulla possibilità di “autoregalarsi” un calciatore, Di Francesco chiude rapidamente il discorso. Il mercato, come detto dal direttore Trinchera, è chiuso e soprattutto non ci sono campioni o fenomeni alla portata del Lecce. Per avere certezze di quel livello servono risorse economiche che altre squadre possono permettersi, non il club salentino. Pensare il contrario, ammette, sarebbe solo illudersi e dare titoli senza senso.
A Torino partita decisiva
Il campo, però, non aspetta. La partita di Torino è definita molto importante, ma Di Francesco sottolinea come tutte le 38 gare lo siano, perché ognuna può dare punti e consapevolezza. Lo step decisivo che il Lecce deve compiere è “attaccarsi di più al risultato”, rendendolo centrale attraverso atteggiamenti giusti, quelli visti nelle ultime prestazioni, pur con risultati che non hanno sorriso. Le statistiche parlano di una difesa in difficoltà e di un attacco poco prolifico, ma il tecnico chiede tranquillità per un gruppo che, a suo giudizio, lavora in maniera eccellente per impegno e dedizione. Ora, però, è tempo di trasformare il lavoro in risultati e cominciare a “mettere fieno in cascina”. Possibile l’assenza di Stulic.
Il piano tattico
Sul piano tattico, Di Francesco rifiuta semplificazioni. La verticalità dipende sempre dal tipo di partita e dagli avversari: contro squadre basse è difficile pensare a un gioco diretto. Il Lecce ha inserito giocatori con caratteristiche diverse, come Gandelman, più portato ad accompagnare l’azione e a riempire l’area, e Khedira, più adatto ad attaccare gli spazi in profondità. Per segnare bisogna saper essere verticali quando serve, ma anche ragionatori quando la partita lo richiede. In questo senso pesa anche l’assenza di Berisha, centrocampista capace di offrire soluzioni differenti.
I nuovi arrivati devono ambientarsi
Nel reparto centrale, con la partenza di più giocatori, Ngom e Fofana stanno trovando spazio e crescendo. L’inserimento, spiega Di Francesco, richiede tempo, soprattutto per chi arriva da campionati diversi. Al di là delle richieste del tecnico, è fondamentale che i giocatori imparino a conoscersi, a riconoscere le qualità dei compagni per sfruttarle al meglio. Un principio che vale per tutti e che guida anche le scelte, spesso difficili, all’interno di una rosa numerosa.
Il “caso” Marchwinski
Su Marchwinski, il tecnico di fatto chiude la porta. Il giocatore viene da un lungo periodo di inattività e avrebbe bisogno di minuti, “ma il mercato è ancora aperto fino a lunedì sera. Se dovesse restare, entrerà a far parte del contesto senza essere escluso, pur nella consapevolezza che con 26-28 giocatori qualcuno deve essere inevitabilmente penalizzato”. Le scelte, ribadisce Di Francesco, possono piacere o meno, ma sono parte del lavoro quotidiano.
Un Torino arrabbiato
Infine, uno sguardo all’avversario. Il Torino è atteso “molto arrabbiato” dopo una sconfitta pesante, con un forte impatto emotivo e caratteriale. Il Lecce dovrà contrapporre subito la propria forza per reggere l’urto e provare a inserirsi nelle difficoltà dei granata, squadra di qualità che, secondo Di Francesco, meriterebbe una posizione diversa in classifica. In difesa, con il rientro di Gaspar dopo la squalifica e le buone prestazioni di Siebert, resta il dubbio sulla coppia centrale: 50% di possibilità per ciascuno, senza sorprese annunciate.



