Esistono immagini, dall’avvento della fotografia ad oggi, che hanno raccontato epoche, che hanno impresso drammi, guerre, rinascite, eventi segnanti per l’umanità. Un tempo era più facile per un’immagine, uno scatto fotografico, diventare iconico, restare impresso nella memoria collettiva per sempre (il relativo ‘sempre’ umano).

Oggi questo è reso molto più difficile, se non impossibile, a causa della bulimia social di immagini che durano nemmeno il tempo di essere viste e dimenticate. Nei giorni scorsi, però, un frame è entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo mondiale (o meglio, occidentale) per la sua potenza ‘gossippara’ e di pettegolezzo. Quello dei due amanti al concerto dei Coldplay, pizzicati in un momento di tenera ma fedifraga intimità, in quanto entrambi sposati ma con altre persone che (ignare) li aspettavano nel nido familiare. Una vicenda che è esplosa sui siti di informazione e non solo, ma ancor di più sui social, dove si susseguono senza sosta post, commenti, fotomontaggi, ironie, storie, articoli ed editoriali di ogni genere.
Inutile e ridondante entrare nel merito di quanto accaduto durante il concerto nel Massachussets (due carriere e due famiglie distrutte nel giro di 10 secondi), se non per coglierne la parola chiave e rilanciarla in senso globale sul tragico momento storico che sta vivendo l’umanità intera. E la parola è ovviamente ‘tradimento’.

Si stanno tradendo infatti tutti i più basilari princìpi che avevano ispirato l’azione occidentale, della nostra Europa in particolare, dopo la fine della seconda guerra mondiale. Dal “mai più campi di concentramento e disumanizzazione come quelli vissuti durante l’Olocausto” agli orrori giornalieri di Gaza (divenuta l’inferno in terra) e di parte del medioriente, Cisgiordania in testa. Con una nauseante “arroganza del senso di impunità” ad accompagnare le immagini che, edulcorate dai media tradizionali, inondano invece il web.
Dal “mai più guerre in Europa” allo sterile braccio di ferro con l’autocratico zar Putin e la recrudescenza della guerra in Ucraina, con la diplomazia in perenne stallo e il riarmo europeo che getta un’ombra inquieta sul nostro futuro prossimo e tradisce la matrice pacifista e progressista che ispirò la nascita e lo sviluppo dell’Unione Europea. Il tutto condito dall’incubo nucleare tornato più concreto e agghiacciante di quanto lo fosse già stato ai tempi della crisi di Cuba.
Dal fiorire del diritto internazionale e delle organizzazioni preposte alla sua osservanza (sempre dopo la fine dei conflitti mondiali del 900′) al loro tradimento e calpestamento, allorché, proprio l’occidente che li creò, oggi invece li sotterra punendo chi denuncia i crimini verso l’umanità e stendendo tappeti rossi o elargendo “buffettini” a chi invece li commette.
Dalla promessa della “rivoluzione green” al ritorno della corsa alle fonti fossili (ossessione trumpiana) mentre le bombe (parola nella quale includiamo tutti gli armamenti) inquinano quotidianamente in Palestina, come in Ucraina, come in tutti gli altri conflitti, più di migliaia di inceneritori sparsi per il mondo. Con conseguente diluvio universale di profitti per le industrie delle armi, vero motore dell’economia di alcune nazioni. E noi a casa a fare (paradossalmente) la raccolta differenziata ‘per salvare il pianeta’, mentre i mutamenti climatici (soprassediamo completamente sullo scandalo intellettuale del ‘negazionismo climatico’) nel migliore dei casi ci fanno boccheggiare per i 40, 45 e prossimamente 50 gradi, mentre nel peggiore producono cataclismi meteorologici distruttivi e assassini un po’ ovunque.
È il mondo che tradisce il mondo, l’uomo che tradisce l’umanità, l’occidente che tradisce sé stesso, il turbocapitalismo che si fa turbo-annientamento. Viviamo in una bolla di tradimento globale e a regalarci l’immagine iconica di questo drammatico concetto imperante nella tragedia-farsa in cui siamo immersi non è paradossalmente un’immagine da Gaza, da Kiev, da un barcone di disperati, da un luogo alluvionato o da una zona desertificata.
L’immagine iconica dell’ampio concetto di “tradimento” ci arriva dai riflettori di Foxborough, da un innocuo concerto del Coldplay, dai due amanti milionari convinti della loro onnipotenza ma rimasti nudi come il famoso re e gettati in pasto tra le fauci del web.
“Fine del mondo in mondovisione” cantava nel 1994 Luciano Ligabue. Chissà se la immaginava proprio così.
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