Di Francesco verso Lecce–Pisa: “Essere squadra in ogni minuto di gioco”. Il Viminale riapre ai toscani

Per Di Francesco la vigilia di Lecce–Pisa si consuma in una sala stampa non affollata, visto il giorno lavorativo in cui si tiene, ma densa di attese e riflessioni. La sconfitta di Cremona è ancora fresca, non tanto per il risultato quanto per la sensazione di una gara sfuggita di mano. E la prima domanda costringe Eusebio Di Francesco a ripartire proprio da lì.

Un pre-partita molto denso

Venerdì 12 dicembre alle ore 20.45 la gara si svolgerà con un minuto di silenzio per ricordare una leggenda del calcio giallorosso, il “maresciallo” Carmelo Miceli, undici stagioni con il Lecce. Se non ci saranno variazioni, inoltre, l’ospite della puntata 89 di “Nu pocu e nu pocu”, Adriano Nuzzo, riceverà una maglia celebrativa per il suo progetto “We Africa to Red Earth” (qui potete sapere tutto). Si celebrano, inoltre, i 76 anni e le 500 gare in giallorosso per Pantaleo Corvino.

Revocata l’interdittiva ai tifosi del Pisa

A partecipare alla festa non si sa se faranno in tempo i tifosi del Pisa, che erano stati interdetti per tre mesi, insieme agli scaligeri, dopo i disordini della partita con l’Hellas Verona, ma che proprio ieri, 10 dicembre, hanno beneficiato della sospensione dell’interdittiva da parte del Viminale, che ha comunicato di aver trasmesso disposizioni in merito ai vari prefetti, compreso quello di Lecce.

Di Francesco: “Sulla partita di Cremona recriminiamo ancora”

Il tecnico spiega che, nonostante la delusione, il Lecce non aveva iniziato male: “È troppo facile dire cosa dobbiamo fare semplicemente guardando a Cremona. Il primo tempo, dal mio punto di vista, lo abbiamo interpretato bene, con trame interessanti e un certo predominio, soprattutto nella prima mezz’ora. Siamo mancati nel concretizzare. Poi, anche se non amo parlare degli episodi, il rigore ha girato la partita e dato energia agli avversari. Quello che non deve accadere è uscire dalla partita dopo un episodio sfavorevole: può capitare di prendere gol in modo che non ci piace, ma dobbiamo reagire e restare dentro la gara. A Cremona, dopo quel momento, siamo stati un po’ inconcludenti, anche con i cambi, e questo non deve assolutamente ripetersi”.

Il reparto offensivo sotto accusa

Il discorso si sposta presto sul reparto offensivo, spesso al centro dell’analisi più critica. “Ci sono tanti modi per intervenire sulla testa di un attaccante. Prima di tutto bisogna aiutarlo a non ascoltare troppo ciò che si dice fuori, perché critiche e complimenti non li assorbiamo tutti allo stesso modo. Serve concentrazione sul campo e la capacità di capire quali siano le soluzioni migliori per la partita. A volte bisogna dare più forza, altre volte aiutarlo a ritrovarsi. Stiamo lavorando in questa direzione. Domani posso scegliere tra due giocatori per partire dall’inizio: Stulic o Camarda. Lo sto ancora decidendo”.

Pisa senza M’BNala Nzola

Poi si entra nel merito dell’avversario. Il Pisa arriva senza il suo miglior marcatore, Nzola, espulso al 93′ dello scorso match, ma Di Francesco non pensa che questo riduca la pericolosità della squadra toscana. “Con Nzola e Meister avevano un peso specifico importante davanti, soprattutto sui cross e sulla profondità: sono giocatori strutturati, forti nei duelli. Senza di loro potrebbero cambiare qualcosa, magari con Moreo o con un trequartista come Tramoni. Potrebbero tenere più la palla a terra e attaccare con più uomini sulle fasce. Ma il Pisa resta una squadra fisica, verticale, forte nel gioco aereo e capace di creare difficoltà in qualsiasi momento. Lo hanno fatto con l’Inter e anche con il Parma, dove hanno avuto due o tre palle gol importanti. Vengono da un’ottima partita a Sassuolo: è un avversario temibile. La gara è importante per entrambe, delicata, ma non decisiva per il campionato”.

Un calendario difficile

Si passa poi all’importanza della gara in relazione alle prossime, in cui mancheranno tre titolari. “Non posso dire ai miei giocatori che mancheranno tre elementi e quindi dobbiamo per forza vincere: sarebbe sbagliato anche verso chi giocherà dopo. Io preparo la squadra con i giocatori che ritengo più adatti per fare male al Pisa e portare a casa i tre punti. Questo è certo. Ma non rischierò qualcosa in più: no. La nostra forza è stata mantenere sempre certi equilibri. Quando li abbiamo avuti, abbiamo fatto buone prestazioni. Non bisogna disperdere questo equilibrio, ma allo stesso tempo avere il coraggio di osare per provare a vincere. Poi penseremo al resto: avremo una sorta di sosta per ricaricarci e, in base a chi sarà disponibile, prepareremo la partita successiva”.

Si alza la quota salvezza

“La quota salvezza potrebbe alzarsi, ma è presto per dirlo. Aspetterei la fine del girone di andata per indicazioni più chiare. È un campionato molto equilibrato: passare dal 14º al 17º posto è un attimo. Lo stesso vale per risalire al 12º o 13º con una vittoria. L’equilibrio c’è in tutte le zone della classifica. L’importante è non passare dall’esaltazione per il Torino alla depressione per la Cremonese. Bisogna analizzare ciò che è stato fatto bene e ciò che è stato fatto meno bene, e farne tesoro. Mancano ancora 24 partite: siamo solo a un terzo del campionato”.

Restare uniti ogni minuto della partita

Quando si torna sulle sensazioni dopo Cremona, il tecnico chiarisce che si riferiva soprattutto all’ambiente. “Non partiamo dalle cose scontate: noi e il Pisa abbiamo rispettivamente 13 e 11 punti, quindi l’equilibrio si vede anche nei risultati. Quando parlavo di depressione, mi riferivo all’ambiente, non alla squadra. Dobbiamo essere bravi a gestire vittorie e sconfitte: ce ne auguriamo poche, ma ci saranno. Serve una valutazione oggettiva delle prestazioni. Contro il Pisa ci saranno momenti in cui attaccheremo e momenti in cui dovremo difendere, e dovremo farlo insieme. La cosa più importante è essere squadra in ogni momento. A Cremona, negli ultimi 20-25 minuti, ci siamo allungati e sembrava attacco contro difesa: questo non deve accadere. Serve equilibrio in ogni fase della gara, e abbiamo lavorato tanto in questa direzione”.

Un problema di atteggiamento

L’ultima risposta è forse la più identitaria, una definizione precisa di cosa significhi “uscire dalla partita”. “Giocare individualmente o pensare di risolvere da soli una partita non esiste nel calcio moderno. Sono pochissimi i giocatori in grado di determinare da soli. Per ottenere risultati serve gioco di squadra. ‘Uscire dalla partita’ significa smettere di fare ciò che si prepara durante la settimana, nei vari cicli di lavoro, e perdere quelle conoscenze che devono emergere in gara. È un aspetto mentale, fisico e motivazionale. Bisogna restare dentro la partita sempre.”

La conferenza si chiude così, con un concetto che Di Francesco ripete come un mantra: essere squadra, sempre, in ogni minuto della gara.

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