“Il Salento va intuito e interpretato, come si fa con i venti marini”: 25 anni di musica e visione con P40

“Il Salento non si capisce, si intuisce. Va ascoltato, respirato e interpretato. Non si deve comprendere a fondo, altrimenti il tempo che si impiega a capire e cambia tutto. Come quando si naviga a vista grazie ai venti marini”. Così dice P40, al secolo Pasquale Giuseppe Quaranta, artista salentino che da un quarto di secolo percorre la sua terra con voce, chitarra e ironia. Un menestrello moderno, capace di raccontare il Sud con leggerezza e profondità, satire e stornelli, dialetto e lingua “italica”.

Il finale di stagione di JabbuTg

Pasquale Quaranta è stato il protagonista dell’ultima puntata di stagione di “JabbuTg – Il Salento che si ripresenta”.

P40: un menestrello d’oggi, tra le piazze e le periferie

Pasquale G. Quaranta – come ama firmarsi per esteso, G. come Giuseppe – ha trasformato la canzone in racconto sociale, la satira in affresco popolare, la musica in agorà. È uno di quegli artisti che non si inseguono, ma si incontrano: spesso su un palco allestito per caso, in un’osteria, tra i tavoli di un ristorante, o in uno spettacolo pensato e scritto. Il suo stile mescola comicità, riflessione, cantautorato, poesia urbana e teatro canzone. Ed è da qui che nascono progetti come Osteria 40, Periferia Borghese, o il recentissimo Tutti i Frutti, videoclip coloratissimo e corale, che coinvolge l’intera famiglia e un messaggio chiaro: le risorse siamo noi, e basterebbe davvero poco, se sapessimo accontentarci e condividerle.

25 anni di arte e territorio

La carriera di P40 attraversa tre decenni, dai primi esperimenti adolescenziali negli anni ‘90 al debutto ufficiale del progetto P40 a inizio Duemila. Un passaggio fondamentale, quello dal rock intimista alla riscoperta della musica popolare, passando per la satira e lo stornello. Quando il cosiddetto Salento Star System esplodeva tra pizzica e festival di massa, P40 prendeva un’altra via: una strada fatta di contatto diretto, microstorie, ironia sociale.

Non avrei mai pensato di scrivere in dialetto”, racconta. “L’ho scoperto quasi da turista nel mio stesso territorio”. Ma non è folklore: è resistenza culturale, è vivere il territorio come linguaggio vivo, che si evolve mentre lo racconti.

Il Salento come metafora mobile

Quando si chiede a P40 che cosa ha capito del Salento dopo venticinque anni di canzoni e chilometri, risponde con una lucidità disarmante: “Il Salento non si capisce. Va intuito. Noi navighiamo da fermi, siamo una prua che muta direzione con il vento. Bisogna essere pronti a cogliere i cambiamenti al volo, senza afferrarne il tempo. Se provi a capirlo, è già tardi”.

È questa la chiave dell’artista e del territorio che rappresenta. Il Salento è mutevole, esposto, stratificato. È poesia di periferia e saggezza contadina, è vento di tramontana e ironia popolare. Non si offre mai tutto in una volta. Richiede ascolto.

Il cantacunti e i mercanti ambulanti

Chi ha mai sentito parlare del “Cantacùti”? È una definizione che P40 ha coniato per sé stesso: un incrocio tra cantautore e cronista sociale, un cantastorie che racconta “usi e costumi, vizi e virtù”. Non a caso la sua canzone più celebre – I mercanti viaggianti, conosciuta dal pubblico come Ope Ope – è diventata suoneria virale prima ancora che il nome dell’autore fosse noto.

È un brano che omaggia i venditori ambulanti dei Sud del mondo, quelli che con tre frasi urlate su un’Ape Car raccontano una realtà che sfugge ai radar della cultura alta, ma che resiste con orgoglio nei vicoli e nei mercati.

L’incontro con Enrico Ruggeri e l’imprevisto che sorprende

La sua traiettoria si tinge spesso di imprevisto, come quando – una sera d’agosto del 2016 – Enrico Ruggeri lo ascolta per caso in un ristorante e lo invita ad aprire il suo concerto davanti a migliaia di persone. Un aneddoto che ha fatto notizia, ma che è perfettamente in linea con la filosofia artistica di P40: “Suono dove capita, se sento che l’atmosfera lo permette. Il pubblico non ha bisogno di sapere tutto in anticipo. L’effetto sorpresa è già parte dello spettacolo”.

Il cantautore, nel Salento per alcuni concerti, partecipa con gusto a una serata improvvista in osteria da P40 e risolve un indovinello in dialetto (tutta la storia è raccontata nel podcast JabbuTg), rimanendo poi in ottimi rapporti con lui anche attraverso il suo manager.

La periferia (borghese) dentro e fuori di noi

Con Periferia Borghese, progetto recente pubblicato anche su YouTube come videoclip e corto, P40 torna alla narrazione urbana. Ma attenzione: non è solo urbanistica. “Noi siamo periferici dentro. E se la mente è distante, puoi essere a 2 km dal centro e non percepirne nulla. La periferia è anche mentale, è una distanza che nasce dalla solitudine urbana e dall’assenza di luoghi d’incontro”.

Ancora una volta, il cantautore si muove su più livelli: sociale, poetico, architettonico. Ma sempre con l’ironia che ne fa cifra e chiave.

Donna Lucia e l’arte del botta e risposta

Altro tassello importante è la collaborazione – artistica e umana – con Donna Lucia, alias Lucia Minutello, alias sua moglie, interprete e compagna di scena e di vita. Insieme hanno costruito un rapporto scenico fatto di teatro canzone, canovacci improvvisati e interazioni con il pubblico. “È un valore aggiunto. Il pubblico lo sente, lo chiede, lo vive. Quando siamo in scena insieme, siamo una sorpresa anche per noi stessi”.

Tra microeconomia e visione d’orizzonte

P40 sa bene quanto sia difficile fare cultura nel Sud: “Si naviga a vista, ma con lo sguardo rivolto all’orizzonte. I rapporti di vicinato sono essenziali, ma bisogna allenarsi a cogliere occasioni, ad agire senza aspettare sempre i finanziamenti. La microeconomia culturale si costruisce con costanza, non con l’attesa”.

È una visione concreta e poetica al tempo stesso: quella di un artista che non ha mai smesso di interrogare il suo territorio, di attraversarlo, di offrirgli voce.

Il Salento è una prua che muta con il vento

Alla fine della lunga conversazione, resta un’immagine: il Salento come una nave che naviga a vista, sempre esposta ai venti. Un territorio che cambia continuamente rotta, e che per essere davvero vissuto non va capito, ma intuito.

Come le canzoni di P40. Come i suoi indovinelli. Come i suoi spettacoli: relazioni vive, che accadono nel momento, tra palco e piazza. E che, per un attimo, ci fanno sentire meno periferici e più umani.


Per ascoltare i suoi brani: YouTube – P40 Salento. Da “I mercanti viaggianti” a “Periferia Borghese”, da “Io faccio marketing” a “Tutti i Frutti”.