Corvino e SSD in conferenza: il Lecce alla prova tra miracolo e azzardo

C’è un punto che preme molto alla dirigenza giallorossa, e ci mancherebbe: è quello di raccontare positivamente il mondo Lecce per comprendere che gli sforzi economici compiuti e la crescita costante rappresentano un piccolo miracolo. E per il luogo geografico in cui viene compiuto, e per il posizionamento della società, nella Serie A dei grandi investitori e delle proprietà che spendono fior di milioni per ogni aspetto della macchina dei club, e che poi magari sono costretti ciclicamente a ricapitalizzare.
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Il bambino e l’acqua sporca

Un clima non disfattista, insomma, in cui nessuno vorrebbe il male del Lecce. Sembrerebbe scontato, ma non sempre lo è, perché tanto dal lato societario, quanto da quello dei tifosi e poi dei media, non tutti ingaggiano un atteggiamento di critica costruttiva come vuole essere la linea di fondo di CurioCity Lecce.

Il contesto, da ormai venticinque anni – con le pause delle importanti esperienze a Firenze e Bologna – presenta il continuo processo al deus ex machina di questo Lecce, al secolo Pantaleo Corvino, il quale ripete spesso il suo mantra: una carriera piena di luci e di poche ombre. Se qualcuno conosce chi potrebbe fare meglio di lui si faccia avanti. In questa sede, persino i suoi fieri oppositori gli tributano l’efficacia data dagli obiettivi conseguiti.

È il caso del pensiero di Pinuccio Milli, che per un fortuito allinearsi di occasioni era in diretta con noi la sera prima della conferenza, che pur non apprezzando i metodi del direttore, ne riconosce la presenza necessaria e funzionale. Ed è il caso degli esperti di mercato, che hanno dato voti bassi al Lecce, ma che rasentano comunque la sufficienza. Perché con Corvino da Vernole non puoi mai davvero sapere come andrà a finire.

Cento sessioni di mercato e cinquant’anni di carriera

E l’istrionico direttore mica lascia passare le occasioni di riflessione: “Quest’anno compio cinquant’anni di carriera, che significa che ho seguito cento sessioni di calciomercato. La metà di questi anni li ho passati nella massima serie. Ora vado verso le ottocento partite in Serie A, ma quello che più conta sono i miei 10 anni di Serie A con il Lecce. Mi auguro che il presidente prosegua con questa media mai vista prima qui. Ho fatto il massimo con quello che ho avuto a disposizione. Mi sento orgoglioso di raggiungere queste ricorrenze”.

Noi appoggiamo lo spirito critico e anche le osservazioni di chi denuncia le dinamiche tra procuratori, giocatori, società e interessi vari in questo calcio. Ma ci chiediamo anche se il “riscatto” e magari anche la presenza costante della città nel calcio che conta non passi anche da queste strettoie, che comunque non sono meno buie e scomode di altri luoghi più o meno blasonati d’Italia e d’Europa. E per questo capiamo che non si può buttare via il bambino con l’acqua sporca, pur mantenendo dignità, libertà, spirito critico e voglia di fare buona informazione.

Di notizie dalla conferenza stampa del 4 settembre ce ne sono state parecchie – con buona pace di chi sui social vuole alimentare l’idea che esista solo la classe dei lecchini -e cercheremo di dare conto di alcuni nodi cruciali.

Dalla scommessa all’azzardo

Il succo, virgolettando Corvino, è il seguente: “Quest’anno il rischio è peggiore di quello dello scorso anno”. Rivedendo un concetto ricorrente dei nostri articoli e delle nostre dirette, stiamo passando dalla scommessa all’azzardo. Le motivazioni sono tante: la concorrenza di club miliardari in ogni fascia della classifica, l’aver dovuto rimpiazzare due giocatori fondamentali dello scacchiere leccese, come Baschirotto e Krstovic; averlo dovuto fare necessariamente – leggi ragioni di bilancio – con un budget risicato, che ha permesso di toccare il picco economico della gestione Sticchi Damiani e nonostante questo totalizzare il monte ingaggi più basso della categoria. L’eccezione è quella del 2023, quando al ritorno in A fece seguito la completa ristrutturazione dell’organico.

L’analisi dei conti

Volendo fare un percorso critico e logico dei tanti temi emersi nella conferenza, saltiamo un momento alla riflessione sui conti del club compiuta dal presidente, Saverio Sticchi Damiani.

“Abbiamo registrato una crescita importante del club, con un numero record di iscritti e un mandato di fiducia. Il nostro approccio rimane trasparente e si sviluppa su tre filoni principali: sportivo, strutturale e di digitalizzazione“.

L’aspetto tecnico-sportivo

“Il percorso è stato virtuoso e graduale, con una crescita costante anno dopo anno. La maggior parte degli investimenti è stata destinata all’area tecnica e sportiva, in misura minore alle strutture”.

Questi i numeri:

  • Nel primo anno di Serie A (2022-23) i costi ammontavano a 58 milioni.
  • Nell’anno successivo sono saliti a 71 milioni, con ammortamenti pari a 10 milioni.
  • La scorsa stagione abbiamo raggiunto 87,6 milioni, con ammortamenti a 14 milioni.

“Il club ha progressivamente aumentato gli investimenti grazie a una gestione tecnica brillante. Siamo riusciti a risanare e costruire pur con costi in crescita, sostenuti dai benefici dell’area tecnica e dalle plusvalenze”.

“Senza le plusvalenze i ricavi si attestano intorno ai 55 milioni (abbonamenti, sponsor, diritti televisivi), e non hanno mai superato i 60 milioni. Il primo anno abbiamo raggiunto il pareggio, poi abbiamo aumentato gli investimenti facendo leva sui ricavi fisiologici e sui risultati ottenuti dal lavoro tecnico”.

Strategia di mercato

“Con 12 milioni di investimenti non esistono certezze, perché il mercato presenta prezzi spesso folli. Preferiamo puntare su giocatori di prospettiva, come Stulic e Siebert, piuttosto che su svincolati che avrebbero generato più entusiasmo immediato ma meno valore nel tempo”. Quando la gestione è così virtuosa, bisogna mettere in conto che il risultato sportivo “può non arrivare”.

“Fare calcio” per Sticchi Damiani, significa anche aprire un nuovo ciclo quando si vende un giocatore importante, come nel caso di Krstovic, che aveva chiesto la cessione. Il club resta solido in un contesto in cui altri hanno fisiologicamente ricavi maggiori, più plusvalenze e una maggiore disponibilità a indebitarsi.

Qui, Corvino ha trovato un presidente “molto rigoroso e rigido su questo piano”, che ha scelto di non seguire quella strada. “Oggi, però, siamo sul mercato e possiamo muoverci in modi che negli anni precedenti non erano possibili”.

L’aspetto strutturale

Il presidente è molto entusiasta di poter ospitare già i giocatori nel nuovo centro sportivo di Martignano per gli allenamenti principali: sono in fase di rifinitura il primo campo di allenamento, gli spogliatoi e la palestra.

Ci vorrà più tempo per il secondo campo e per il resto, ma quello che fa di un posto un centro sportivo è quasi in consegna.

Più a rilento i lavori allo stadio, sia per i motivi burocratici e giuridici che sappiamo, che per la prosecuzione degli stessi: “Qui cercheremo di marcare un po’ più stretti i responsabili per cercare di stare nei tempi”.

La digitalizzazione del club

Telegrafico sul terzo aspetto, il presidente rimarca quanto abbiamo già appreso in queste settimane, cioè la pubblicazione del nuovo sito e l’e-commerce che segue, ma annuncia altre sorprese a breve.

La diatriba sui modelli

“Si è parlato di paragone del modello Empoli. Era giusto citarlo per dire che quando raggiungi una maturità economica non è detto ciò si abbracci con il risultato sportivo. Quando siamo arrivati si parlava molto di quel modello, l’abbiamo raggiunto ma proprio quella squadra ha ora le sue due realtà (prima squadra e Primavera) Bisogna accettare che fa parte del percorso”.

Stuzzicato sul tempo che ci vorrà per passare dal modello Empoli al modello Atalanta, il presidente risponde: “Non è impossibile arrivarci, ma per il momento parliamo di realtà lontane”.

Gli ricordiamo che lo scorso anno aveva parlato di modello Napoli che – con una battuta – ci sembra più proponibile del modello Atalanta. “Sì, ho parlato di modello Napoli perché i partenopei erano ripartiti dalla Serie D con la necessità di finanziarsi facendo cassa con i giocatori e senza ulteriori apporti esterni di denaro. Chiaramente poi oltre a quella gestione virtuosa il Napoli ha i suoi obiettivi che sono man mano cresciuti”. E infatti l’auspicio è quello.

I corsi di lingua e altre attività per il gruppo

Chiediamo conto al presidente anche della promessa fatta a fine stagione di rendere obbligatori i corsi d’italiano per la rosa e non più soltanto “consigliati”, oltre a raccontarci di cos’altro ha messo in campo per cementare l’unità di un gruppo costituito ormai da molti nuovi arrivati, gran parte dei quali stranieri e in parte invece abituati a ben altre piazze.

“Non abbiamo ancora individuato gli enti che fanno al nostro caso per i corsi in lingua, ma provvederemo perché questa è stata anche una richiesta dell’allenatore. Per quanto riguarda l’unità del gruppo, già il fatto di passare da un campo come quello di Acaya, con spazi veramente larghi e dispersivi, a un centro più contenuto come quello che avremo a Martignano credo aiuterà il gruppo a essere meno isolato e compattarsi. Vedremo, per il resto”.

Un Lecce più internazionale

Tra le anticipazioni della volontà del presidente c’è l’idea di aprirsi a una dimensione più internazionale. “Alla prima partita in casa abbiamo avuto un ospite mediorientale che ci ha invitato a organizzare alcune amichevoli nel suo Paese, il prossimo anno. E questa è una dimensione che spero di raggiungere con il Lecce”.

La squadra

Sviscerato il più possibile tutto il contesto, riprendiamo il discorso sull’organico del Lecce.

Pantaleo Corvino presenta così l’organico al termine del mercato: “Siamo una rosa di 25, di questi abbiamo 12 nazionali. Ci sono poi 2 infortunati, con Jean che sarà pronto a gennaio e sarà un vero e proprio acquisto, e Marchwinski che rientrerà tra due settimane”. Tra i nazionali non viene considerato il tunisino Rafia. Ecco perché.

Il nodo Rafia – Guilbert – Maleh

“Ci sono poi 3 giocatori con cui siamo stati chiari dall’inizio. Con Guilbert, Rafia e Maleh siamo stati chiari all’inizio, ovvero che non rientrano nei nostri piani tecnici. Abbiamo dei valori, dobbiamo tutelare il Lecce, quindi subito abbiamo messo le cose in chiaro che permettere loro di trovare delle soluzioni ideali per la propria carriera. Nessuno può mettere in dubbio i nostri valori morali, nostri e del gruppo. L’anno scorso abbiamo vinto di gruppo, ho sempre detto che questo gruppo ha qualcosa in più. Le vittorie salvezza sono state vittorie di gruppo, poi se ci sono uno o due ci sono in ogni squadra. Ma chi monta situazioni a livello di informazione, sbaglia. Poi i panni sporchi si lavano sempre in casa, e come ogni capo famiglia queste situazioni le devi tenere sotto controllo. Ci sono mercati aperti, questi tre restano sul mercato e fuori dal progetto tecnico. Abbiamo bisogno di giocatori con le motivazioni giuste”.

Se su Guilbert si è espresso anche il capitano Falcone nel corso di Piazza Giallorossa a Tele Rama, riferendosi ad atteggiamenti di superiorità senza dare il 100% e con il rischio di “contagiare” chi poi deve andare in panchina per fare giocare chi si comporta in questo modo, non abbiamo detto altrettanto di Rafia, giudicato tecnicamente pesante e che ha rifiutato l’offerta del Pescara, cui invece il Lecce aveva dato luce verde.

La situazione di Maleh

Non troppo diverso il discorso su Maleh, fin qui considerato tra i più importanti elementi della rosa, dato l’innegabile tasso tecnico e la necessità che la squadra dimostra di questo genere di apporto. A parte la riflessione che andrebbe fatta sull’uso dei termini “investimento” e “scommessa” secondo la lettura di Corvino (il primo è un discorso di speranza, il secondo di realizzazione se le cose vanno bene. Al Lecce manca il terzo stadio, quello della “certezza” – per quanto si possa parlare di questo concetto nel calcio – ma riguarda investimenti ben superiori all’ingaggio dello stesso Maleh), il giocatore è stato una delle spese più importanti per la società negli ultimi anni: 5 milioni.

Questo valore, oltre al fatto che “se ha fatto bene altrove vuol dire che la ‘scommessa’ non è persa” non ci è dato di capire se rientra nelle insubordinazioni di cui sopra, nei rifiuti di cui abbiamo detto poi, o se ci sono altre riflessioni. Sarà comunque un rimpianto già solo per non aver contribuito a innalzare il tasso tecnico della squadra. Al suo posto, però, rassicura Corvino, c’è chi evidentemente merita più di lui.

L’analisi della rosa

Per quanto riguarda i portieri, non c’è bisogno di dire nulla per Falcone, perché la sua professionalità lo inserisce “de facto” in quello che per noi è il tredicesimo nazionale della squadra. Fruchtl aspetta solo il momento di dimostrare le sue qualità e Samooja se lo portiamo dietro è perché ci crediamo come grande prospetto”.

“Passando ai marcatori centrali, Baschirotto è andato via perché voleva farlo, è stato sostituito da Siebert e Perez, due nazionali come gli altri due centrali. Di più non potevamo fare”. È stato complicato – racconterà poi il direttore – mantenere il rapporto con Siebert per due mesi perché su di lui c’erano molte squadre e abbiamo anche ricevuto lettere di protesta di altri club che lo seguivano senza sapere che eravamo d’accordo con lui.

“Sugli esterni difensivi, credo tutti sappiamo quanto sia difficile trovare elementi in questo ruolo. Abbiamo puntato su Gallo e su tre altri giovani, di più era economicamente insostenibile. Centrocampisti, la rosa è fatta di 7 elementi di cui 5 nazionali. Coulibaly e Ramadani sono titolari nelle proprie nazionali, il terzo posto se lo giocano ragazzi in cui crediamo, dal recuperato Kaba, a Sala, a Helgason”. Chissà se non sia da considerarsi già chiusa l’esperienza di Berisha come possibile titolare, che abbiamo spesso ribattezzato: “Colui che è destinato alla prossima plusvalenza”, dopo l’exploit di Dorgu.

“Per l’attacco, noi conteggiamo tutti gli effettivi. Gli esterni sono attaccanti, come fossero seconde punte. Guardando i numeri, poche seconde punte hanno segnato come Morente e Pierotti. Quest’anno a questi abbiamo aggiunto Sottil, che cinque anni fa potevamo solo vedere sulle Figurine Panini. Adesso sembra che non abbiamo portato nessuno. Ne abbiamo cinque e cerchiamo ancora altri esterni. Abbiamo sostituito Rebic e Krstovic con Camarda e Stulic, preferendo la prospettiva alla risonanza”.

Le questioni Helgason e Gallo

Si aspettava una scossa sul mercato per Thorir Helgason e Antonino Gallo, perché i due sono in scadenza nel 2026. Il direttore afferma che l’islandese ha ricevuto una proposta economica dalla società e si attende una risposta da lui, mentre per Gallo sembra evidente il tentativo di trovare per lui una sistemazione anche entro il mercato invernale.

Quando rientrano Marchwiński e Gaby Jean

Corvino annuncia anche i tempi per il rientro del trequartista polacco Filip Marchwiński, anche lui uno degli acquisti più onerosi della gestione attuale del Lecce, e del marcatore centrale francese Gaby Jean.

Entrambi hanno subito infortuni molto duri e sono stati sfortunatissimi. Imminente il rientro in gruppo del polacco, che dovrebbe aggregarsi entro quindici giorni e l’attesa è spasmodica, a dir poco. Sembrerà invece un innesto del mercato invernale il rientro di Gaby Jean, il cui rientro è previsto per gennaio.

L’aneddoto su Stulic

L’operazione Stulic sembra di quelle importanti, “alla Corvino” per intenderci. Il serbo Nikola ha resistito ad altre sirene finché non si è chiusa la questione Krstovic. Mesi in cui si temeva che la priorità per l’attacco del Lecce prendesse legittimamente altre squadre. Ma oltre al metodo dichiarato in diretta su Sportitalia, quello delle foto dei posti bellissimi del Salento e altre amenità, pare che il direttore abbia vantato tutta una serie di successi personali con i giocatori della sua area geografica che finiscono con la “c”. È andata più o meno così: “Conosci Vucinic? E Vlahovic, Jovetic, Jovic, Vidic?”… e via dicendo. Deve essere stato convincente.

Delle Monache, Salomaa e il paradosso Primavera

“Su Winkelmann abbiamo diritto d’opzione. Delle Monache ha avuto offerte da C che non ha accettato, si sentiva giocatore da B ed ha aspettato ma non si sono materializzate queste occasioni. Addo non ha accettato il Cerignola, a Rimini sia lui che Salomaa abbiamo preferito non mandarli perché la squadra non ci dava garanzie economiche. Sulla Primavera, in virtù di leggi fatte ad hoc delle quali mi sono lamentato con tanto di battaglie di club, dobbiamo avere in distinta 11 local e facciamo il massimo con ciò che offre il nostro territorio, misurandoci con altre società che investono molto di più e da molto prima”.

“Poi qualcuno ci viene strappato, e qui facciamo chiarezza. C’è un’età ibrida in cui noi non possiamo tesserare o agire di autorità. Chi va in un grande club non è nostro demerito, è lui che ha deciso di andare via e non possiamo farci nulla. I locali che credono in noi arrivano, chi vuole andare via lo decide di propria volontà e con queste regole non possiamo farci nulla. Ci sono 2009 che hanno creduto in noi e proveremo a portarli in alto”.

Il progressivo calo del tasso tecnico della squadra

Concludiamo con una considerazione molto amara – per chi scrive – circa la progressiva rimozione di giocatori che siano portatori sani di un tasso tecnico superiore alla media e che abbiamo spesso visto vestire i colori giallorossi, l’ultimo dei quali è senza dubbio Gabriel Strefezza.

Corvino risponde senza condividere troppo questa tesi. “Per avere giocatori tecnici e di intensità bisogna spendere minimo 15 o 20 milioni e il Lecce questo non può farlo. Quelli che possiamo permetterci noi, se sono più tecnici pagano in intensità, mentre se sono più intensi possono avere meno peculiarità tecniche”.

“Oggi parliamo di qualità, di tasso tecnico, ma non dimentichiamo i giocatori che abbiamo portato e che quando si andava tra C e B non si facevano questi discorsi. Poi credo che non si possa giocare in A se non si è tecnici. Un centrocampista non fa gol solo se è tecnico ma se ci si può lavorare, come singolo e come squadra. Abbiamo fatto il massimo, inutile pensare al mercato svincolati oggi perché è stato fatto il massimo da parte nostra”.

Eppure proprio calciatori come Strefezza arrivarono a cifre non così folli (in un mercato che – lo ammettiamo – è degenerato piuttosto velocemente), ma con un’attenta valutazione di talenti in aree geografiche che magari non stiamo più tenendo tanto in considerazione.

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