La quarta edizione di Spiritosa sarà alla Distilleria De Giorgi di San Cesario di Lecce. Per tre giorni gli spiriti torneranno a casa.
Non è soltanto un gioco di parole per raccontare la quarta edizione di Spiritosa, il festival del bere bene e consapevole che dal 26 al 28 settembre porterà alla Distilleria De Giorgi di San Cesario di Lecce oltre cento tra speaker, bartender e chef, più di trecento etichette, masterclass, degustazioni, talk, una cocktail competition, street food, musica e incontri.
La Distilleria De Giorgi non è una location qualsiasi: è un luogo nel quale, per gran parte del Novecento, l’alcol è stato prodotto, lavorato e commercializzato. Un luogo nel quale la distillazione ha significato industria, occupazione, capacità imprenditoriale e relazioni economiche ben oltre i confini di San Cesario.

Quando l’alcool era industria
La produzione di alcol arrivò a essere una delle attività industriali che caratterizzarono San Cesario tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Nel periodo di maggiore sviluppo il paese contava cinque distillerie e quella dei De Giorgi diventò una realtà capace di superare la dimensione locale.
La storia della Distilleria De Giorgi racconta soprattutto una trasformazione: quella di un territorio che imparava a fare impresa, mettendo insieme competenze, materie prime e nuove possibilità commerciali.
Oggi rimangono gli edifici, gli spazi produttivi e le tracce di quella attività. Ma soprattutto rimane la possibilità di leggere, attraverso la distilleria, una parte della storia economica e sociale del Salento.
È questo che la rende più di un’antica fabbrica.
È un pezzo di paesaggio produttivo del territorio.
Una nuova vita per un luogo del passato
La produzione si è fermata, ma la storia della distilleria non si è conclusa con la chiusura dello stabilimento.
Il complesso è stato riconosciuto come bene culturale e negli anni è diventato oggetto di un percorso di recupero e valorizzazione. Oggi la Distilleria si prepara a una nuova vita, con il progetto del futuro Museo dell’Alcol, che punta a trasformare questo patrimonio di archeologia industriale in uno spazio dedicato alla memoria della produzione e alla storia economica e sociale del territorio.
È proprio in questo passaggio tra passato e futuro che Spiritosa trova la sua dimensione più interessante.
Spiritosa entra nella storia
«La nuova location che ci ospiterà quest’anno renderà il festival ancora più suggestivo», ha detto Michele Manca, ideatore di Spiritosa e fondatore di Sartoria degli Spiriti.
La nuova location, in effetti, non è semplicemente più suggestiva: racconta già qualcosa di ciò che il festival vuole raccontare.

Nei tre giorni di Spiritosa, gli spazi della vecchia distilleria saranno attraversati da un’industria completamente diversa da quella di un tempo: quella contemporanea del beverage, fatta di produttori, importatori, bartender, sommelier, aziende, appassionati e consumatori.
La Sala Vermouth ospiterà l’area dedicata a distillati, sodati, bevande naturali e caffè; nella Sala De Giorgi troveranno spazio le birre artigianali, mentre la Sala Fermentina sarà dedicata a vini e bollicine.
Ci saranno le masterclass e i talk della Spiritosa Academy, le degustazioni guidate e la finale della cocktail competition, con bartender provenienti da tutta Italia. E poi i guest dei cocktail bar, lo street food pugliese e il mercatino vintage dedicato al mondo del bar, con oggetti e attrezzature che raccontano un’altra epoca della convivialità italiana.
Il programma musicale accompagnerà il festival fino a sera, con dj set, concerti e la Spiritosa Street Band.
Non sarà dunque soltanto un’esposizione di prodotti, ma un modo per far incontrare persone, professionalità e culture del bere.
Manca lo definisce “business ricreativo”: fare rete e costruire occasioni professionali attraverso la convivialità, la formazione e l’esperienza.

Il territorio dentro una bottiglia
C’è poi un altro aspetto che la scelta della De Giorgi porta inevitabilmente in primo piano: quello del territorio.
Un festival come Spiritosa può diventare anche uno strumento di promozione turistica quando sceglie di non chiudersi in uno spazio anonimo, ma di entrare dentro un luogo che appartiene alla storia della comunità.
Chi arriverà a San Cesario per il festival non troverà soltanto degustazioni, cocktail e musica. Troverà un paese del Salento con una storia industriale spesso meno conosciuta di quella legata al patrimonio più raccontato.
È una forma diversa di turismo: non soltanto quello che cerca un monumento da fotografare, ma quello interessato a scoprire come viveva e lavorava un territorio.
In questo senso Spiritosa può diventare una porta d’ingresso verso una parte meno raccontata del Salento: quella delle fabbriche, delle imprese, dei mestieri e delle trasformazioni economiche che hanno contribuito a costruirne l’identità contemporanea.
E la Distilleria De Giorgi è uno di quei luoghi nei quali questa storia è ancora visibile.
Bere bene, conoscere, ricordare
Il tema della consapevolezza, centrale nel festival, assume così un significato ulteriore.
Conoscere ciò che si beve significa conoscere la qualità, le tecniche, le persone e le aziende che stanno dietro a un prodotto. Ma, quando si è dentro una distilleria storica, significa anche capire che l’alcol non è soltanto ciò che arriva nel bicchiere.
È cultura materiale, lavoro, impresa, territorio.
Ed è memoria.
Per questo la scelta della De Giorgi sembra andare oltre la ricerca di una cornice suggestiva. Mette insieme due momenti diversi della stessa storia: da una parte il passato della distillazione salentina, dall’altra un settore contemporaneo che cerca nuove forme di conoscenza, relazione e consumo responsabile.
🎙️ Segui il calcio a Lecce con noi - Nu pocu e nu pocu



