Canzoniere Grecanico Salentino: i primi 50 anni di un Mito

“Ma io come farò a diventare un mito,
povero pescatore d’amuleti
con un’ostrica al posto del cuore?”

Questo si chiedeva istrionicamente Daniele Durante nell’album musicalmente più sperimentale del Canzoniere Grecanico Salentino (Cgs). Come si legge sul dorso: “il primo momento del passaggio dal popolare all’evoluzione dello stesso in nuove forme”: “Come farò a diventare un mito”, appunto. Correva l’anno 1983. 

Quarantatré anni dopo, nel cinquantennale del gruppo fondato da Rina Durante, una mostra dal nome “Il Mito – Unconventional Archive”, ha provato a dare una risposta. A distanza di diversi mesi dal finissage, per fissare quello che rimane di questo cinquantennale, vogliamo proporre alcune riflessioni.

Il lascito di una mostra straordinaria

“Il Mito – Unconventional Archive”  è stata curata da “studioconcreto”, di Luca Coclite e Laura Perrone, con il contributo scientifico di Margherita Macrì e l’installazione “Beyond horizons – Cgs borderless global tours” a cura di MediaSoft di Stefano Santo Sabato. 

Proviamo a concentrarci su quello che la mostra ci lascia dopo la chiusura dei battenti del Palazzo marchesale Castriota di Melpignano, il 17 agosto 2025, a distanza dunque di quattro mesi e due mesi dopo l’interessante libro di un altro storico componente della band, Massimiliano Morabito: “Alan Lomax. Un americano nella Valle dei Trulli” (Cgs Edizioni). 

Questo non vuole essere un approfondimento rigoroso, ma fornire dei cenni corretti per approfondire le principali tematiche e gli stimoli che la mostra ha fornito, provando a individuare alcuni fili rossi essenziali.

Anzitutto, perché “unconventional archive”? La risposta a questa domanda, compresi alcuni avventurosi ritrovamenti, meriterebbe un articolo a parte. La ricerca dei curatori non si è limitata agli archivi già sistematizzati – in particolare segnaliamo quello di Luigi Chiriatti – ma ha seguito una metodologia e soprattutto un processo relazionale e di condivisione. Al centro ci sono voci, ricordi personali, momenti e gesti raccolti direttamente dalle persone coinvolte, trasformando la memoria soggettiva in un vero strumento di narrazione.

La mostra ha avuto il grande pregio di far comprendere ai visitatori la profondità del progetto del Canzoniere Grecanico Salentino e di evidenziare i legami con il fermento culturale nazionale e internazionale dell’epoca in cui è nato e la sua rilevanza nell’immaginario collettivo.

Alle radici della riproposta

Interessante comprendere un utilizzo scientificamente più esatto del concetto di riproposta musicale tradizionale. Sull’onda di una convinta militanza socialista, Rina Durante ebbe l’intuizione di portare nel suo paese le riflessioni sociali e il fermento culturale cui prendeva parte da tempo. Le radici di questa scelta sono raccontate dalla stessa Durante in un articolo riportato dal sito Oistros, dal titolo: “Negli scarponi di Maggi Carmela – Rina Durante”.

“Si era nel ’69 e intorno a noi la lotta di classe assumeva forme sempre più vivaci, e sempre più violenta diventava la risposta del potere. Io allora ero a Roma, dove mi ero trasferita un paio di anni prima, e mi resi conto dell’assurdità di legare la mia azione ad un ambiente che di intellettuali ne aveva anche troppi, mentre nel Sud i partiti e le organizzazioni di massa lamentavano la carenza di quadri intellettuali, specialmente nel Salento, una zona disagiata dall’emigrazione”.

La scelta di Rina

Rina Durante sceglie di agire nel Salento, perché vi riconosce un bisogno di rinnovamento intellettuale e culturale, trovando nel lavoro culturale di massa il modo più efficace per combattere l’oppressione, riscoprire la propria identità e dare un senso collettivo e militante al suo impegno di intellettuale e artista.

Vale la pena di soffermarsi sulle motivazioni che lei stessa denuncia in quell’articolo fondamentale: la necessità di intellettuali nel Sud, mentre il Salento soffriva di una grave carenza a causa dell’emigrazione; l’esigenza di tornare nella sua terra per essere più utile e colmare questo vuoto.

La lotta contro l’individualismo: l’impegno nel Salento è un modo per sfuggire alla “vecchia tentazione di cercare soluzioni individuali” e abbracciare un’azione collettiva e di massa.

Il paradigma

La riscoperta delle radici: Rina sente l’urgenza di studiare e riscoprire la realtà salentina, risalendo alle origini di una cultura contadina che rischiava di essere annientata. L’obiettivo è rispondere alla domanda fondamentale: “chi siamo e da dove veniamo?”. 

La connessione con il teatro popolare: la sua esperienza teatrale si lega profondamente al contesto locale. Attraverso il teatro, cerca di dare voce a storie e personaggi della sua terra, come nel caso di Maggi Carmela, un personaggio che le permette di connettersi in modo autentico con la comunità e di esplorare nuove forme di espressione artistica.

Il rifiuto dei ruoli precostituiti: l’intellettuale deve abbandonare gli schemi tradizionali e il ruolo codificato dalla tradizione per mettersi al servizio della comunità. Lo scrittore deve essere un “animatore”, un intellettuale militante che si adatta alle esigenze del territorio e della lotta sociale, diventando ricercatore, agitatore politico o teatrante.

La militanza di Rina Durante

La militanza e in generale la riflessione culturale di Rina Durante si incentra sulla riscoperta di un repertorio di canti popolari, appartenenti ai contadini e ai proletari in generale, di origine antichissima, e costituisce un momento fondamentale di coscienza collettiva. Attraverso queste forme espressive, che spaziano dal lavoro alla spiritualità, fino all’opposizione all’arroganza dei padroni e alla lotta di classe, le comunità popolari danno voce a sé stesse.

Questa eredità viene filtrata e reinterpretata dalla militanza socialista di Rina Durante. Ma era dal Sud in generale, e nel solco della questione meridionale individuata da Gramsci, che prendeva corpo un percorso di rinnovata consapevolezza. Il lavoro del Canzoniere Grecanico Salentino si inserisce in un più vasto movimento di riscoperta delle culture popolari del Mezzogiorno. Questo processo nasce da un incontro rivelatore con i canti della tradizione orale, che progressivamente si trasformano in strumenti di coesione sociale e di azione politica, capaci di scardinare la cultura dominante.

La centralità del pensiero di Gramsci

In questa prospettiva, il pensiero di Gramsci è centrale: egli individuava nell’assenza di intellettuali organici una delle cause del fallimento delle politiche meridionaliste. Rina Durante “risponde” a questa lacuna, fondando e guidando il gruppo. La sua opera è una sintesi di elaborazione culturale e radicamento sociale, che supera finalmente la storica frattura tra cultura alta e popolare.

“Un uomo è la sua storia e deve tenersela stretta (…). Bisogna andarseli a cercare quei momenti in cui il buon selvaggio alza la testa ed entra nella storia”.

E il selvaggio “Canzoniere” entrò nella storia presentandosi al mondo al Teatro Augusteo di Salerno nel marzo 1975, un mese dopo la sua fondazione. Oltre al coordinamento di Rina Durante, del gruppo facevano parte Bucci Caldarulo, Rossella Pinto, Daniele Durante, Roberto Licci e Luigi Chiriatti. I materiali raccolti, i racconti e i canti, spesso rielaborati dal gruppo con testi di Rina, diventano il cuore del repertorio del gruppo. Dalla metà degli anni Settanta, nelle piazze delle Feste dell’Unità e del 25 Aprile, la musica torna alla sua comunità, intrecciandosi ai canti di protesta.

Le ricerche di Alan Lomax

Una mia riflessione a margine della documentazione sulla centralità di Rina Durante nel contesto della militanza teorica e pratica in Italia mi ha fatto pensare alle nozioni sulla ricerca etnomusicologica, e anche militante, di Alan Lomax. Già dall’inizio degli anni Quaranta e con più convinzione nel decennio dei Cinquanta, un fermento assimilabile a quello descritto da Durante muoveva dagli Stati Uniti e approdava in Europa, a partire dalla Gran Bretagna e dalla Francia fino al caso sensazionale della Spagna di Francisco Franco. La dittatura veniva culturalmente contrastata dagli studi etnomusicali di Alan Lomax, che arrivò poi in Italia per collaborare con Diego Carpitella ed Ernesto De Martino.

Un filo rosso meridiano

La bellezza di mostre come quella che si è tenuta a Melpignano è che possono aprire a riflessioni e intuizioni, magari azzardate, ma utili – spero – a una condivisione seminale, per chi dovesse trovarle sensate e aprire altre porte, trovare altre strade. A me è venuto piuttosto naturale trovare un collegamento tra il lavoro di Rina Durante e la riflessione di Franco Cassano. Così, con il sottofondo di “Meridiana” (Singolo del Cgs del 2021, stesso anno della scomparsa del filosofo barese), mi sono imbattuto nell’interessante riflessione di Vincenzo Santoro, riportata su L’Attacco del 2013, firmato da Dorella Cianci.

Ricorda Vincenzo Santoro che la prima fase della rinascita del Salento non è stata un’operazione estetica, ma un atto politico e culturale che – abbiamo visto – procede da Gramsci a Durante. E che, decenni più tardi, inserisce nel suo solco anche il “pensiero meridiano” di Franco Cassano, che amplia e rovescia lo sguardo.

Un nuovo modello di vita

Il Sud non più solo come luogo di arretratezza da redimere, ma laboratorio di un nuovo modello di vita fondato sulla lentezza, la profondità e la capacità di dare valore alla marginalità. Cassano, come Durante, si muove dentro la lezione gramsciana, ma la reinterpreta: se Rina aveva posto al centro la contraddizione sociale tra classi e la necessità di un riscatto politico, Franco individua nel Mediterraneo e nella sua identità plurale la chiave per un riscatto simbolico e culturale del Sud.

Il mito del Salento, con la riscoperta della pizzica, del tarantismo e della Grecìa Salentina, non è dunque una semplice operazione turistica o folklorica: rappresenta l’esito di un filo continuo che va dalla denuncia gramsciana, passa per la militanza intellettuale di Rina Durante, e trova nella visione di Cassano una proiezione universale. È questo legame fra radicamento politico e apertura mediterranea che ha trasformato il Salento da periferia dimenticata a laboratorio identitario e modello esportabile anche in altre regioni italiane.

Tradizione e tradimento, la “svolta elettrica” di Dylan

Vi è poi un altro punto di via irrinunciabile, sempre per quei fili rossi che voglio seguire al di là del repertorio profondo fornito dalla mostra sul cinquantesimo del Canzoniere Grecanico Salentino. Ricorreva quest’anno anche il sessantesimo anniversario della dirompente “svolta elettrica” di Bob Dylan. Nel 1965, Dylan prendeva una strada completamente diversa dal folk militante di Woody Guthrie (proprio il principale consulente artistico di Lomax). Questo lo portò altrove, come ricordato dal biopic “A complete unknown” di James Mangold, uscito nelle sale italiane quest’anno. Gli stessi movimenti portavano in Italia una riflessione che si sarebbe consolidata soltanto negli anni Ottanta. Dov’erano finiti i proletari, molecolarizzati dal consumismo e senza più una coscienza di classe da opporre ai padroni? La risposta, come diceva Dylan, “è nel vento”, ma le cose erano cambiate. Per sempre.

“Look out kid
Don’t matter what you did
Walk on your tiptoes
Don’t try “No-Doz”
Better stay away from those
That carry around a fire hose
Keep a clean nose
Watch the plain clothes
You don’t need a weatherman
To know which way the wind blows”
(Bob Dylan – Subterranean Homesick Blows)

La frattura nel Canzoniere Grecanico Salentino

Gli anni Ottanta preludono al cambiamento: è la stagione del Riflusso, del disimpegno politico dei giovani, dell’affievolirsi della coscienza di classe e soprattutto della scomparsa dei contadini come si erano affacciati alla storia novecentesca. L’esaurirsi di queste linee di ricerca, e anche le conseguenze scelte artistiche, provocano una frattura che non si ricompone e la conseguente uscita dal gruppo della stessa Rina Durante e di Bucci Caldarulo. Spetta a Daniele Durante, Sergio Zabini, Roberto Licci, Pierluigi Mengoli, Pino Ingrosso e Rossella Pinto cavalcare il Riflusso nella stagione degli sconvolgimenti geopolitici che porteranno alla caduta del Muro di Berlino.

Gli anni Novanta e il “riscatto” del Salento

Il nuovo decennio vede il Cgs sempre più impegnato nella ricerca di contaminazioni musicali e nuovi linguaggi, mentre nel contesto artistico salentino i semi di tre decenni sembrano portare frutti.

In questa fase storica la globalizzazione accentua i processi di trasformazione sociale e stimola una rinnovata attenzione verso le culture orali e il patrimonio immateriale. Le musiche tradizionali non vengono più semplicemente riproposte, ma reinterpretate: i codici espressivi si evolvono attraverso forme di contaminazione che generano linguaggi inediti, capaci di oltrepassare la separazione tra antico e moderno. L’identità culturale, così, non è più statica ma si costruisce continuamente nell’incontro e nella mescolanza. Parallelamente, riemerge l’uso del dialetto come strumento critico per leggere il presente. Un esempio lampante è quello dei Sud Sound System, che impiegano il dialetto al tempo stesso come lingua di protesta e veicolo di riscoperta delle proprie radici.

Il nuovo fermento incontra un felice connubio con gli studi culturali internazionali di Georges Lapassade e Piero Fumarola. L’investigazione della trance musicale come nuovo rituale e il ritorno del concetto di “riproposta” sono alcuni dei motivi che portano alla genesi del fenomeno “Notte della Taranta”, nel 1998. Anche questo passaggio meriterebbe una riflessione a parte, che rimandiamo solo temporaneamente.

La terra condannata alla marginalità si “riscatta” grazie agli ultimi e ai loro riti. Tutto questo è documentato da video di ricerca provenienti dall’archivio del professore Fumarola, insieme a filmati Rai, alcuni dei quali rimasti inediti. Attraverso questi materiali possiamo intravedere le contaminazioni del reggae, dell’elettronica e del Balkan, solo per seguire alcuni fili rossi.

Il “Canzoniere” di Mauro Durante

Fotografie, installazioni, racconti e materiali inediti hanno il pregio di non limitarsi a documentare, ma “performano” la memoria. In questo spazio, il passato non è chiuso in teche. Piuttosto, si muove, si ascolta, si tocca. La scelta di un archivio “non convenzionale” sottolinea il moto ondoso della memoria. Con le sue trame rizomatiche che riportano a riva vecchie storie, la memoria si infrange nel presente, generando nuove forme.

Il recupero della tradizione filtrato attraverso il linguaggio contemporaneo, ha reso il Cgs un fenomeno mondiale. Con un passaggio non tumultuoso, Daniele Durante affida il futuro del gruppo al figlio Mauro, nel 2007. La compagine che va consolidandosi fino ai nostri giorni nostri vede l’ingresso di  Emanuele Licci, Giancarlo Paglialunga, Massimiliano Morabito, Giulio Bianco, Silvia Perrone e Alessia Tondo. È la formazione che ha calcato i palchi di Europa, Nord America, Asia e Oceania. Ha ricevuto elogi da The Guardian, The New York Times, New Yorker, Libération.

Quando il Canzoniere Grecanico Salentino suona, non “ripete” la pizzica: la rifonda. Ogni giro di tamburello è un atto di traduzione. In questo atto, il linguaggio arcaico incontra sensibilità contemporanee. In questo senso, la riproposta non è un atto museale, ma politico. Difendere la dignità di una cultura significa farla vivere, cambiarla, renderla capace di parlare a chi oggi ascolta. Questa operazione, iniziata da Rina Durante, è passata attraverso la visione di Daniele Durante. Oggi trova in Mauro Durante un interprete che tiene insieme memoria e innovazione.

Un punto di ripartenza

CGS 50 – Il Mito non è un traguardo, ma un punto di ripartenza. Il 2025 vede il gruppo impegnato in un tour internazionale, nella produzione di un nuovo album, in residenze artistiche e in un documentario. Tutte queste azioni confermano la volontà di non fermarsi. Anzi, la formazione è intenzionata a continuare a generare nuove onde, come già hanno dimostrato le collaborazioni con Ludovico Einaudi, Erri De Luca e Justin Adams, solo per citarne alcuni.

A cinquant’anni dalla nascita, dunque, il “mito” del Canzoniere Grecanico Salentino non è una storia passata. Al contrario, è una promessa che si rinnova ogni volta che qualcuno, in qualsiasi parte del mondo, comincia a battere il piede sul due.