Verso Lecce-Hellas Verona, DiFra: “Gambe lunghe, lingua corta!”

Il rischio euforia c’è, perché la squadra è giovane, poco esperta del massimo campionato italiano, e viene da alcune buone prestazioni che finalmente qualche punticino l’hanno portato. Tutto questo può bastare contro l’Hellas? No, perché l’avversario ha raccolto meno di quanto meritasse e poi mancano 28 partite al termine del campionato e il Di Francesco tattico e psicologo dovrà stare attento a gestire anche l’aspetto emotivo dei suoi ragazzi.

Analisi dell’avversario e approccio tattico

L’Hellas è una squadra che gioca con un blocco di centrocampo a cinque e due attaccanti tecnici e creativi, ma non si può pensare che si tolga alla squadra un difficile equilibrio finalmente raggiunto per snaturarla. “È sempre una ‘coperta corta’ – spiega il mister – Il Verona ha giocatori offensivi giovani e talentuosi, bravi a trasformare subito un’azione difensiva in offensiva. Possono creare difficoltà ai nostri difensori, ma dobbiamo lavorare come reparto e come squadra per concedere loro meno possibilità di ripartenza. Sarà fondamentale la fase preventiva: meglio anticipare i pericoli che doverli poi correggere. Abbiamo lavorato in questa direzione contro una squadra che, secondo me, ha raccolto meno di quanto meritasse”.

L’obiettivo della concretezza

“Più concretezza sotto porta è quello che chiederei in più ai ragazzi dopo le ultime buone prestazioni, anche se l’abbiamo detto spesso. La squadra sta crescendo partita dopo partita, dando forza ai risultati, come dimostrato a Firenze: siamo rimasti compatti, abbiamo saputo soffrire insieme e ripartire quando possibile.
Dobbiamo alternare la pressione alta con momenti di compattezza a media altezza e dare continuità a questa mentalità. I gol in più arriveranno”.

Scelte di formazione e ruolo dei cambi

Molti calciatori scalciano dalla panchina, ci sono profili cresciuti in modo esponenziali e la rosa offre più opzioni. Insomma il mister ha problemi di abbondanza? “Sì, ma è una difficoltà positiva. Sono contento di avere giocatori che mi mettono in difficoltà negli allenamenti e nelle prestazioni, anche chi gioca meno.
La cosa più difficile per un allenatore è mantenere alta l’attenzione e la qualità di chi gioca poco. Ho sempre qualche dubbio sulla formazione, in base agli avversari, ma voglio sottolineare l’importanza dei cinque cambi: sono fondamentali nel calcio moderno. Possono fare la differenza e devono essere un’arma in più per noi”.

Ramadani maratoneta di qualità

Ramadani è in questo momento il giocatore di Serie A che ha percorso più chilometri.
“Lo mandiamo alla maratona? Sì, ha proprio caratteristiche da maratoneta, ma non conta solo la quantità: anche la qualità della corsa fa la differenza. I dati vanno letti bene: se uno completa il 99% dei passaggi ma li fa sempre al più vicino, è troppo facile. Ramadani corre tanto ma con intelligenza tattica.
È il simbolo di questa squadra operaia: corre, è continuo e disponibile verso i compagni. L’umiltà e la consapevolezza delle proprie qualità portano sempre vantaggio. Come dico ai ragazzi, ‘quando si allungano le gambe si deve accorciare la lingua’: chi parla poco e lavora tanto gioca di più. Nel calcio moderno serve corsa, intensità e continuità in tutti i ruoli. Alcuni sono più esplosivi, altri più resistenti, ma l’importante è restare sempre dentro la partita”.

La forza della squadra

“Non amo godermi troppo i momenti positivi. Dopo 24 ore si torna subito al lavoro. Ci sono ancora tanti margini di miglioramento e l’obiettivo finale è lontano.
Sono contento di molti giocatori, soprattutto di chi gioca meno ma si allena con intensità. Altri, purtroppo, si spengono un po’ se non scendono in campo, ma la stagione è lunga e le opportunità arriveranno per tutti. A livello di squadra, apprezzo la compattezza e la capacità di restare uniti nelle due fasi, senza allungarsi. Le squadre “corte” sono quelle che mi piacciono di più”.

Il lavoro sui calci piazzati

La squadra ha mostrato difficoltà sui calci piazzati, sia in attacco, dove manca ogni tanto di qualità e anche in difesa, quando i posizionamenti non sempre sono impeccabili. “Abbiamo lavorato anche su questo, sia ieri che oggi. Ma curiamo anche la fase difensiva, passando dalla marcatura a zona a quella a uomo o mista, in base agli avversari. A volte puoi lavorarci tanto, ma contano anche attenzione e approccio in partita. Una volta preparai per 35 minuti la difesa sui calci piazzati di Veloso contro il Verona, eppure prendemmo due gol da lui sul primo palo! Questo dimostra che non basta lavorarci: serve concentrazione e intensità. Ma continueremo a curare questi dettagli”.

Gli esterni offensivi e le alternative in attacco

Stante un Sottil a mezzo servizio, “I dubbi restano, anche sugli esterni. Ho diverse alternative con caratteristiche differenti. L’unico un po’ indietro di condizione è Sottil, ma sta crescendo e può darci molto con la sua velocità, il tiro e l’esperienza. Posso anche usare Pierotti dietro la punta o cambiare strategia in base all’andamento della partita. Contro la Fiorentina, per esempio, ho inserito Kaba per la sua fisicità, perché serviva più presenza aerea contro i palloni lunghi. Ogni scelta dipende dalla situazione, ma avere giocatori diversi mi dà più opzioni per cambiare in corsa”.