Camera con vista, nuova mostra alla Fondazione Biscozzi-Rimbaud

Cosa succede quando le opere d’arte escono dalle case in cui sono state custodite per anni e si ritrovano, una accanto all’altra, dentro uno spazio aperto alla città?

È da questa domanda che sembra partire Camera con vista. Arte italiana e internazionale nelle collezioni private salentine (1963-2015), la mostra inaugurata il 26 settembre alla Fondazione Biscozzi-Rimbaud di Lecce e aperta al pubblico dal 27 settembre 2026 al 10 gennaio 2027. Curata da Paolo Bolpagni e Lorenzo Madaro, l’esposizione riunisce 27 opere provenienti da collezioni private del Salento e propone una prima ricognizione organica sul collezionismo contemporaneo del territorio. E forse non è un caso che questo racconto prenda forma proprio qui. Lecce è conosciuta come la “signora del barocco”. E proprio di fronte ad una delle tante chiese settecentesche che arricchiscono il centro storico si trova la Fondazione Biscozzi-Rimbaud. Affacciata su piazzetta Baglivi, è uno spazio unico dedicato all’arte contemporanea.

Simboli d’intimità e riflessione

Un citrus x aurantium – l’albero di arancio amaro – e una lunga panca di pietra nella corte interna diventano simboli di intimità e riflessione. Parto da qui per raccontare la storia di Dominique Rimbaud e Luigi Biscozzi, ma anche per entrare nel tema centrale di Camera con vista: quello sguardo privato che, attraverso l’arte, può trasformarsi in una storia condivisa.

Cortile dell’arancio amaro

Dalla casa alla città

l titolo della mostra contiene già una possibile chiave di lettura. Una camera con vista è uno spazio privato: un luogo da cui osservare il mondo, ma anche uno spazio che racconta qualcosa di chi lo abita. Una collezione nasce infatti da uno sguardo individuale. Dietro ogni opera ci sono incontri, conoscenze, passioni, intuizioni, scelte maturate nel tempo.

Quando queste opere vengono riunite in una mostra, quello sguardo personale diventa però visibile anche agli altri. È proprio questo passaggio che Camera con vista mette al centro: dalla dimensione domestica allo spazio istituzionale, dalla scelta individuale alla possibilità di costruire una storia condivisa.

«La mostra si pone l’obiettivo d’indagare, per la prima volta in maniera compiuta e organica, il fenomeno del collezionismo d’arte contemporanea a Lecce, nel territorio della sua provincia e, in generale, nel Salento», spiega il co-curatore Paolo Bolpagni. Ma l’intento, precisa, non è semplicemente quello di presentare opere importanti o interessanti, quanto di «enucleare, come necessario, alcuni filoni, ricostruendo, per così dire, una storia».

Opere selezionate dal 1963 al 2015

Le 27 opere selezionate attraversano un arco cronologico che va dal 1963 al 2015 e comprendono lavori di Carla Accardi, A-One, Stefano Arienti, Massimo Bartolini, Gabriele Basilico, Mirella Bentivoglio, Joseph Beuys, Luigi Ghirri, Peter Halley, Jannis Kounellis, Giuseppe Maraniello, Nunzio, Luigi Ontani, Mimmo Paladino, Pino Pinelli, Mimmo Rotella, Andrea Sala, Mario Schifano, Ettore Spalletti e Franco Vimercati. Una selezione inevitabilmente parziale, ma capace di restituire la varietà degli interessi e degli orientamenti che hanno attraversato il collezionismo salentino.

Crediti COMMED I A

Un Salento che guarda oltre i propri confini

C’è un elemento particolarmente interessante nell’operazione della Fondazione: il Salento non appare soltanto come il luogo in cui queste opere sono arrivate.

È anche il luogo da cui quelle opere possono essere rilette.

Il territorio emerge così attraverso una prospettiva meno consueta: non soltanto patrimonio storico, paesaggio, architettura e turismo, ma anche persone che negli anni hanno costruito rapporti con l’arte contemporanea italiana e internazionale e hanno scelto di portarla nelle proprie case.

Come sottolinea Lorenzo Madaro, la mostra è un «attraversamento di un paesaggio culturale complesso, dove le opere custodiscono biografie dello sguardo, incontri, fedeltà, intuizioni maturate nel tempo». In un territorio privo di un sistema dell’arte strutturato, con una rete stabile di gallerie, musei e spazi di produzione, le collezioni private assumono un valore particolarmente significativo: «rivelano scelte autonome, desideri, conoscenze, forme silenziose di responsabilità culturale».

Portare queste opere alla Fondazione significa quindi trasferirle «dalla dimensione domestica a uno spazio di lettura pubblica, dove la raccolta individuale può diventare racconto condiviso».

Crediti COMMED I A

La storia della Fondazione Biscozzi-Rimbaud a Lecce

Il tema della mostra dialoga inevitabilmente con la storia stessa della Fondazione Biscozzi | Rimbaud.

Luigi, originario del Salento, e Dominique, francese della Provenza, si conoscono a Parigi nel 1970. Lui esperto di finanza e lei giurista, sono uniti da una passione per l’arte. E così viaggiano per Biennali e mostre internazionali e costruiscono una collezione di oltre 200 opere tra pittura, scultura e grafica.

Nel 2014, Dominique regala a Luigi un libro illustrato con le opere della loro collezione: è l’inizio del sogno di aprire a Lecce uno spazio espositivo e didattico. La Fondazione viene ufficialmente costituita nel 2018 e apre al pubblico nel 2021, dopo la scomparsa di Luigi, grazie alla volontà di Dominique di dare continuità a quel progetto.

«La Fondazione Biscozzi | Rimbaud – luogo in cui una collezione privata è già divenuta patrimonio condiviso – rappresenta il contesto ideale per la realizzazione di questo progetto», afferma la presidente Dominique Rimbaud, sottolineando come l’iniziativa confermi «la propria missione di condivisione e trasmissione della bellezza».

È un passaggio che rende particolarmente significativo l’incontro tra la Fondazione e le collezioni raccontate dalla mostra: in entrambi i casi, una scelta privata trova nello spazio pubblico una nuova possibilità di essere conosciuta, condivisa e riletta.

Quando una collezione diventa una storia

Scegliere un artista, seguirne il lavoro, acquistare un’opera e conservarla nel tempo significa costruire una relazione con la cultura del proprio presente. Moltiplicate per più collezionisti, queste scelte individuali possono restituire una fotografia inattesa di una comunità: delle sue curiosità, delle sue aperture, delle sue relazioni con ciò che accade fuori dai propri confini.

Forse è questo il senso più interessante del titolo: la camera è il luogo dello sguardo individuale, mentre la vista apre verso qualcosa che sta fuori. La casa custodisce, la mostra mette in relazione.

A Lecce, fino al 10 gennaio il Salento può essere guardato anche da questa prospettiva: non soltanto come luogo che accoglie l’arte, ma come territorio capace di costruire, attraverso gli sguardi dei suoi collezionisti, una propria storia dell’arte contemporanea.

Crediti COMMED I A

La foto di copertina è a cura di Commedia

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