Il momento del Lecce, tanto volume e poca resa: l’analisi del terzo ko di fila

Le assenze e il rapporto con la classe arbitrale sono questioni serie. I dati di Lecce-Genoa spostano però l’attenzione sul campo: un avvio negativo, una rimonta rimasta a metà e una resa sotto porta che pesa sulla classifica.

Il Lecce arriva all’1-2 con il Genoa con una rosa ridotta. Mancano giocatori attorno ai quali era stata pensata la stagione, come Pierotti sulla destra e Coulibaly a centrocampo, e Di Francesco deve ridisegnare gli equilibri quasi a ogni partita. Domenica Gorter e Monteiro hanno lasciato il campo acciaccati, con la preoccupazione maggiore rivolta a Monteiro. Il turno infrasettimanale ha reso ancora più stretti i margini di una squadra che il presidente Sticchi Damiani descrive «un po’ all’osso».

Il tema arbitrale

Anche il tema arbitrale ha un peso reale. La figura dell’Aia incaricata di spiegare ai club le decisioni delle singole gare è stata individuata e attende ancora di entrare in funzione, così le società restano prive di un canale ufficiale di confronto. Il caso di Frosinone è rimasto senza un chiarimento, e alla vigilia della gara con il Genoa Feliciani ha preso il posto di Abisso come quarto uomo. Il gol tolto a Štulic prima dell’intervallo, per il pallone finito sul suo braccio, rientra invece nell’applicazione del regolamento.

Eppure i motivi per cercare una vittoria contro il Genoa potevano essere rafforzati da due traguardi: il record storico di 200 partite in Serie A per Sticchi Damiani da presidente del Lecce e le 200 presenze complessive in maglia giallorossa per Antonino Gallo, che si è poi rivelato tra i protagonisti positivi della partita.

Fatte queste premesse

Infortuni e arbitri spiegano il contesto, e il giudizio sulla partita passa da altro. Fatte queste premesse, il momento del Lecce va letto nei numeri di una gara che ha confermato un trend negativo: tre ko di fila, con Juventus, Frosinone e ora i rossoblù, e una classifica ferma a quota nove dopo dieci turni.

Il dato che sintetizza la domenica è la resa al tiro. Il Lecce ha calciato 18 volte contro le 12 del Genoa e ha centrato la porta 7 volte contro 3. Gli ospiti hanno segnato con due dei loro tre tiri nello specchio, i giallorossi con uno su sette. Bijlow ha chiuso con sei parate, Falcone con una. Una produzione più alta, quindi, con un ritorno molto basso. Ma c’è anche da dire che non tutti gli interventi dell’estremo difensore dei grifoni fossero imprescindibili.

Un approccio negativo

Il presidente ha detto di vedere una squadra alla ricerca di equilibri: «io non vedo blackout». I dati della prima mezzora descrivono comunque un avvio spinto. Il Lecce ha avuto il 40.74% del possesso nei primi quindici minuti e il 46.76% nel quarto d’ora successivo. In quel tratto il Genoa ha trovato entrambi i gol: Osmajic all’11’ su assist di Messias, il quale raddoppia al 28’ su assist di El Shaarawy.

Il resto della gara va letto alla luce di quel doppio svantaggio. Dal 31’ il Lecce sale al 58.28% di possesso e accorcia con Maleh al 40’. Nella ripresa passa dal 48.63% al 56.49% e infine al 68.6% dell’ultimo segmento. Sono cifre favorite anche dalla scelta del Genoa, che con il risultato in mano ha abbassato il baricentro da 46.39 a 44.97 metri e ha stretto il campo, da 39.25 a 37.85 metri di larghezza.

Il Lecce ha così accumulato pallone in zona offensiva, con 151 giocate in attacco contro 103 e un indice di pericolosità del 57.84% contro il 51.81%. La squadra si è però allungata, da 32.63 a 34.16 metri, mentre quella di De Rossi è rimasta compatta attorno ai 32.2. Alla fine, però, si conta una sola occasione da gol per parte: tanto volume, poca nitidezza.

Dove si sbaglia di più

La voce più critica è il cross. Il Lecce ne ha tentati 30 e ne ha completati 9, con 21 palloni persi. Il Genoa si è fermato a 2 su 14, ma ha cercato questa soluzione meno della metà delle volte. Gallo è il riferimento della manovra, con 12 cross, 6 passaggi chiave e il primo posto della gara per verticalità e disponibilità al passaggio. La dipendenza da quella fascia dice molto su quanto sia diventato prevedibile l’ultimo terzo di campo, ma sarebbe diventato efficace se si fossero concluse felicemente alcune delle azioni costruite sulla sua catena.

L’altra voce è quella dei falli: 19 contro 9, più del doppio, con Kaba e Siebert ammoniti e il cartellino anche per Di Francesco. Una squadra costretta a rincorrere contropiedi fulminanti paga spesso anche in questa casella.

Davanti cala la precisione. N’Dri si ferma al 63% di passaggi riusciti, Monteiro al 70%, Stulic al 72% con appena 8 passaggi completati. Il centravanti è il giocatore che ha tirato di più, 4 volte con 2 conclusioni in porta, e tra i più pressati dei suoi. Il Genoa ha invece trovato in Messias l’uomo decisivo: a 35 anni ha chiuso con un gol, un assist, 5 passaggi chiave e 5 dribbling, il top player della gara.

Dove si sbaglia di meno

Regge il palleggio del Lecce, che ha completato 329 passaggi con il 78% di precisione, contro i 280 e il 73% del Genoa: in proporzione, poco più di novanta errori contro un centinaio. Ngom ha rappresentato il picco della partita con 48 passaggi riusciti e l’85%, Gorter ha toccato il 93% nei suoi 60 minuti. La costruzione funziona a centrocampo e perde efficacia man mano che il pallone si avvicina alla porta.

La corsa regge il confronto

I chilometri aiutano a separare la stanchezza dagli errori. Il Genoa ha percorso 119 chilometri, il Lecce 115, e quasi tutta la differenza si concentra nelle andature basse, fino a 15 km/h. Sommando corsa e sprint le due squadre convergono sui circa 25 chilometri.

Ngom è il giocatore che ha corso di più, con 12.368 chilometri, 24 metri in più di Frendrup. Tra i giallorossi seguono Danilo Veiga con 10.7, Siebert con 10.6 e Gallo con 10.57. Il picco di velocità appartiene a Paco Esteban, 29 km/h nei venti minuti giocati.

Insomma, domenica l’intensità c’è stata. Il divario con il Genoa si è aperto nelle scelte tecniche più o meno obbligate, nella lettura dei primi trenta minuti e nella qualità degli ultimi metri.

Adesso il Torino

Il calendario propone ora la trasferta di Torino, con il rientro di Gaspar dopo due giornate di squalifica, poi la sosta e un ciclo di partite molto impegnativo (Lazio, Atalanta e Inter). Il recupero degli infortunati resta una priorità e un canale di confronto con gli arbitri una richiesta legittima. Il margine più immediato, però, è nelle mani della squadra: l’atteggiamento dei primi minuti e la resa dei tiri in porta, le due voci che con il Genoa hanno deciso la partita.

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