Lecce, dopo la prova di forza a Udine arriva una Juventus in cerca di sé stessa. Dopo Coulibaly si ferma anche Pierotti?

Il 3 a 0 al Bluenergy Stadium mostra una squadra più pronta sul piano fisico e più diretta nelle scelte. Ngom regge il centrocampo anche dopo l’uscita di Coulibaly, Geubbels lavora per i compagni e attende il primo gol. Domenica alle 18 al Via del Mare arrivano i bianconeri, reduci dal crollo contro la Lazio. Dopo il maliano e Ilic, preoccupa la condizione fisica di Pierotti, per il quale si attendono eventuali comunicazioni dall’area medica

Gli applausi del Bluenergy

Della vittoria di domenica a Udine si è detto molto. Si è parlato di un’Udinese ferita e incapace di reagire, di un gol annullato ai friulani che avrebbe potuto cambiare il corso della partita, delle occasioni sprecate da Geubbels. Al triplice fischio di Guida, però, l’intero Bluenergy Stadium si è alzato in piedi per applaudire la prestazione dei giallorossi. Un riconoscimento che per ora basta a dare la misura della serata, anche perché la classifica impone attenzione verso il basso e allo stesso tempo apre prospettive invitanti verso l’alto: con tre punti domenica il Lecce scavalcherebbe la Juventus. Il risveglio potrà arrivare, ma intanto restano due immagini: la luce ritrovata negli occhi di Di Francesco quando la squadra interpreta la sua idea di calcio e l’orgoglio di tanti tifosi per la propria squadra, una sensazione che mancava da tempo. La sfida adesso è dare continuità a questo stato d’animo, partendo proprio da quegli applausi.

Più forti nei duelli

Il primo dato evidente di Udinese-Lecce riguarda la condizione fisica e la reattività dei giallorossi, superiori agli avversari soprattutto nei contrasti e nell’avvio dell’azione offensiva. I numeri lo confermano: 21 contrasti vinti contro 14, 13 intercetti contro 8, 63 recuperi contro 55 e 36 chiusure difensive contro le 14 friulane. Da questa mole di palloni riconquistati sono nati anche due passaggi in profondità andati a buon fine. Un numero contenuto in assoluto, ma significativo per una squadra che finora aveva faticato a trasformare il recupero palla in un’azione pericolosa.

Meno passaggi, più tiri

Il dato più curioso della serata riguarda il rapporto tra il pallone e la porta. L’Udinese ha gestito a lungo il gioco e ha sbagliato meno appoggi, con 450 passaggi completati contro i 203 giallorossi, ma tutto quel volume si è tradotto in due soli tiri verso Falcone. Il Lecce ne ha indirizzati undici su diciassette. Alla base c’è una scelta precisa di Di Francesco: poche trame, transizioni rapide e attacco immediato degli spazi alle spalle della difesa. Il funambolico N’Dri è finalmente stato incisivo: la sua heatmap lo mostra quasi sempre sulla mediana a dare una mano nell’impostazione e nelle ripartenze. Ma il tabellino premia ancora una volta la retroguardia: con le reti di Gaspar e Siebert salgono a quattro i gol dei difensori, comprese le due di Tiago Gabriel, sui nove segnati finora dal Lecce.

Ngom, il motore del centrocampo

Il giocatore che più di tutti ha incarnato l’intensità giallorossa è Oumar Ngom. I dati lo collocano in cima alla squadra per distanza coperta, 11,854 chilometri, spesi tanto nel pressing quanto nelle coperture. Il suo contributo è diventato ancora più importante al 41′, quando Coulibaly ha lasciato il campo per un problema muscolare alla coscia destra. Con Kaba al suo posto, il reparto ha trovato subito un nuovo assetto e ha retto con ordine. Dopo l’intervallo, sul 2 a 0, il Lecce ha accettato di arretrare di qualche metro, con il baricentro passato da 51 a circa 45 metri: i friulani hanno avuto più pallone, i giallorossi hanno protetto il vantaggio con lucidità, e in questo lavoro di schermo la presenza di Ngom è stata preziosa. Con Ilic e Berisha ai box, avere in rosa un centrocampista capace di questo rendimento accanto a Maleh è una risorsa che Di Francesco può spendere con fiducia.

Il palo di Paco Esteban e l’attesa per Geubbels

Il reparto offensivo ha prodotto più di quanto dica il punteggio. Al gol di N’Dri si aggiunge il palo pieno colpito da Paco Esteban, segnale di un attacco capace di arrivare con continuità alla conclusione. Il capitolo più discusso riguarda Willem Geubbels, che ha fallito almeno tre occasioni nitide davanti a Okoye. Un bilancio che pesa, ma che racconta solo una parte della sua partita. Il compito affidatogli da Di Francesco era smuovere il blocco difensivo friulano, attaccare la linea, portare via i centrali e aprire spazi per gli inserimenti dei compagni. Su questo piano il francese ha risposto: quattro conclusioni, tre nello specchio, più coinvolto nel palleggio con i compagni e prezioso nel lavoro lontano dal pallone, a cominciare dai tagli di N’Dri verso il centro. Manca l’ultimo passo, quello del gol, e la sensazione è che il centravanti sia vicino alla volta buona.

La Juventus, una squadra in cerca di identità

Domenica alle 18 al Via del Mare arriva una Juventus nel momento più delicato della stagione. Domenica sera i bianconeri hanno perso 3 a 0 in casa contro la Lazio di Gattuso, che con il successo allo Stadium ha raggiunto l’Inter in vetta, e sono scivolati all’ottavo posto, già a otto lunghezze dalla coppia di testa. Al di là del risultato, preoccupa l’assenza di un’idea di gioco riconoscibile. Spalletti ha cambiato ancora modulo, partendo dal 4-2-3-1, passando alle due punte con Kolo Muani e Woltemade e chiudendo con cinque attaccanti in campo, tra cui Conceicao, Zhegrova e Boga. Una scelta che riflette una tendenza di questo inizio di stagione: i titolari faticano a incidere e la Juventus finisce spesso per affidarsi a chi entra dalla panchina. A Torino la squadra è apparsa spenta anche sul piano dell’atteggiamento, senza ammoniti e con sei fuorigioco contro uno, mentre attorno a Spalletti le voci su un possibile cambio in panchina si fanno già insistenti.

Intensità, aggressività e densità

Per il Lecce il quadro offre spunti e insidie. La Lazio ha costruito il suo successo con un 4-3-3 spinto, aggredendo in avanti una prima costruzione bianconera lenta e prevedibile, e ha sbloccato la gara con un colpo di testa del difensore Provstgaard su cross dalla sinistra. Sono armi che appartengono anche ai giallorossi, tra pressione alta, verticalità e difensori pericolosi in area avversaria. L’altra faccia della medaglia è quella già vista a Udine: una squadra ferita può reagire, e la Juventus conserva un patrimonio tecnico importante, soprattutto nelle soluzioni offensive dalla panchina che quest’anno le hanno già cambiato diversi finali di partita. Il Lecce, a quota nove punti, avrà l’occasione di superare in classifica i bianconeri davanti al proprio pubblico. Servirà la stessa intensità vista in Friuli, con la consapevolezza che quegli applausi sono un punto di partenza.

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