Sei punti in sei giornate, quattro sconfitte, un ambiente in fermento e una trasferta a Udine contro una squadra reduce da quattro ko consecutivi. Il Lecce arriva così al prossimo turno, con il peso della sconfitta interna contro il Bologna ancora addosso. Una fotografia del momento della squadra di Eusebio Di Francesco.
Un’occasione sprecata
Il primo dato è il rimpianto. Il Bologna si è presentato al Via del Mare ancora impegnato ad assimilare le idee di gioco del nuovo allenatore Palladino, con diversi assenti e qualche giocatore lontano dalla forma migliore. Era il momento giusto per approfittarne, anche considerando che il Lecce stesso arrivava alla gara in condizioni tutt’altro che ottimali.
Se ne è parlato anche nella prima puntata della nuova stagione di Nu pocu e nu pocu:
Sulla partita ha pesato anche una direzione di gara gravemente insufficiente. L’episodio di cui parlano tutti è il rigore assegnato e poi trasformato in una punizione a favore degli ospiti per un fallo di Esteban su Casale che non c’era. Ma c’è un altro momento che meritava più attenzione: al 26′ del primo tempo, sul terzo calcio d’angolo consecutivo del Lecce, Cambiaghi ha trattenuto Coulibaly per la maglia mandandolo a terra in area. Le proteste del maliano, solitamente misurato, sono rimaste lettera morta. A questo si aggiunge una gestione dei contrasti con Maleh che ha lasciato molti dubbi, per non parlare della mancata sanzione di El Azzouzi per il terribile fallo su N’Dri.
Dietro, una questione di atteggiamento
Il reparto arretrato è lo stesso della passata stagione, con un Siebert in crescita e interpreti di livello come Tiago Gabriel e Gaspar. Eppure la solidità difensiva che aveva contraddistinto il Lecce, nel bene e nel male, si è persa. La spiegazione va cercata nell’atteggiamento più che negli uomini o nello staff. Il dibattito sull’addio di Del Rosso rischia di diventare un alibi: quella è stata una scelta della società, mentre Di Francesco lavora con maggiore serenità accanto a Pinzi.

Il baricentro più alto e i laterali difensivi spinti in avanti sono una scelta legittima. Se però le occasioni create restano poche, l’equilibrio salta e i gol subiti si accumulano. Lo stesso Di Francesco richiama spesso il concetto di equilibrio: oggi è proprio quello che manca. In compenso la qualità dell’impostazione offensiva è cresciuta in modo evidente, con il solito limite della finalizzazione.
Anche Falcone non è stato immune da critiche per qualche incertezza su entrambi i gol, compresto quello firmato da un attaccante che contro il Lecce trova la rete con regolarità, Orsolini, e soprattutto alla corsia destra. Danilo Veiga e Pierotti hanno sofferto per tutta la gara le sgroppate di Cambiaghi, e un cambio avrebbe potuto dare una scossa. Su questo punto avremmo voluto forse “battezzare” la prima uscita di Dembelé anche per fare rifiatare Veiga, e con la priorità di difendere il risultato.
Il nodo del centrocampo
È in mezzo al campo che le questioni si intrecciano. Da tempo sosteniamo che Coulibaly renda al meglio davanti alla difesa, anche se Di Francesco ritiene non ci siano eguali al maliano in fase di attacco della profondità. Ngom, Ilic e Maleh hanno spiccate doti offensive, e alle loro spalle serve qualcuno capace di offrire garanzie. L’allenatore la pensa diversamente, ed è una visione che vedremo se può essere messa in discussione.
Infatti, il quadro si complica con l’infortunio di Ilic, fermato da una contusione al retto femorale destro: i tempi di recupero sono ancora da definire. Berisha è lontano dalla condizione migliore, mentre Gandelman ha caratteristiche così offensive da trovare spazio soprattutto a gara in corso, quasi come attaccante aggiunto. Resta la domanda più scomoda: chi segna? Nessuno dei centrocampisti in rosa ha un curriculum ricco di reti, e con un attacco così sterile i gol devono arrivare anche dagli altri reparti.
I tifosi accendono la piazza con un ballottaggio ipotetico tra Ngom e Gorter. Il giovane olandese – elogiato insieme a Esteban dal suo ex mister in Primavera, Andrea Schipa – chiedendo all’allenatore più coraggio e meno affezione a certe gerarchie. Non è in discussione la caratura tecnica di Ngom, ritenuto oggi più pronto, con l’idea di lanciare Gorter in un contesto più sereno per evitare di bruciarlo in una gara da vincere a ogni costo.Ngom ha alle spalle mezza stagione di Serie A, le sue prime uscite a Lecce erano state molto convincenti e proprio quelle aspettative alte hanno reso più pesante ogni errore successivo. Contro il Bologna ha avuto un impatto positivo in fase di costruzione, macchiato da una copertura sbagliata in occasione del 2-1. Gli serve maggiore capacità di restare dentro la partita. Gorter, intanto, merita spazio e pazienza, a partire dal primo errore, che per forza di cose potrà commettere.
Un attacco da ritrovare
Davanti, la scelta di tutelare Paco Esteban è stata letta da qualcuno come una mancanza di fiducia. Il ruolo di centravanti in questo Lecce è complicato per chiunque, e il rischio è che il ragazzo finisca presto nel mirino delle critiche come gli altri due centravanti in rosa e come molti di quelli che li hanno preceduti. Pierotti deve ritrovarsi in fretta, perché l’alternativa, N’Dri funziona meglio a partita in corso e comunque non è così affidabile. Sull’altra fascia aspettiamo che Monteiro si adatti alla Serie A, mentre Fatah è sembrato in grande crescita.
Panchina, mercato e pazienza
In ogni caso, c’è il tempo per vedere la squadra che potrebbe somigliare di più alla visione del mister, nel bene e nel male. E c’è anche il tempo per provare a metterci una pezza. Cambiare allenatore adesso, con un calendario impegnativo davanti, significherebbe azzerare il lavoro fatto. L’esempio del Venezia è eloquente: circa cinquanta milioni spesi sul mercato, zero punti dopo sei giornate ed esonero di Stroppa. Il Lecce ha chiuso la sessione con un saldo negativo di circa tre milioni ed è tra le società meno indebitate della categoria, un merito che va riconosciuto al presidente e alla dirigenza, a partire da Trinchera, ricordando il dialogo costante tra direttore e allenatore prima di ogni acquisto.
La parola d’ordine purtroppo è la pazienza, qualcosa che sembra mancare non solo a Lecce e non solo nel calcio. La passata stagione ha mostrato l’impatto di Di Francesco sulla qualità del gioco, cresciuta molto dall’inizio alla fine del campionato. Quest’anno la squadra è stata di nuovo rivoluzionata nelle zone nevralgiche del campo e cambia anche la gestione della fase difensiva. Serve tempo per vedere crescere il Lecce che l’allenatore vuole costruire.
Udine come spartiacque
A Udine servono punti. L’Udinese viene da quattro sconfitte consecutive e cercherà la vittoria a tutti i costi: proprio questa urgenza può aprire spazi che il Lecce dovrà essere abile a sfruttare. Dopo il Friuli arriveranno la Juventus al Via del Mare, la trasferta di Frosinone e il Genoa in casa, tutte partite contro avversari a caccia di punti.
Sei punti in sei giornate, con quattro sconfitte, valgono comunque più di quanto raccolto dall’Udinese nello stesso periodo. La squadra ha bisogno di sostegno, e l’obiettivo resta quello di sempre: la salvezza, anche all’ultimo minuto dell’ultima giornata.
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